la “sacca” della Great Highland Bagpipe

continua la presentazione delle singole parti che compongono la

Great Highland Bagpipe



E’ la parte “caratterizzante” lo strumento e che ne rende possibile il suo inserimento nell’ampia famiglia degli aerofoni a sacco o a “riserva d’aria”.

E’ la sacca infatti che garantisce la riserva d’aria necessaria al funzionamento dello strumento nella fase in cui il piper inspira nuova aria.

E’ intuibile che, proprio per la sua funzione specifica, la dote principale della sacca debba essere costituita dalla sua capacità a immagazzinare al meglio l’aria in essa insufflata e, quindi, la caratteristica principale della sacca deve essere la “tenuta” pneumatica, il che significa, in parole povere, che la sacca non deve “perdere aria”.

Una sacca non rispondente a tale primario requisito sicuramente non impedisce (tranne che in caso di perdite macroscopiche) il funzionamento dello strumento in termini assoluti ma altrettanto sicuramente rende il lavoro del piper estremamente più faticoso e il suono più povero e instabile.

Sin dalla notte dei tempi (quando cioè è nata la prima zampogna o cornamusa) le sacche sono state tradizionalmente realizzate in pelle animale (capra, pecora o vitello) ma si sa, fatta una cosa, si cerca sempre di apportare modifiche e miglioramenti per poi, molto spesso, ritornare all’origine o, come si dice da quelle parti, “back to the egg” !

Ovviamente a tale legge non poteva sfuggire la sacca della cornamusa che, soprattutto nell’ultimo decennio e per come avvenuto anche ad altre componenti, ha subito considerevoli interventi volti in particolare all’eliminazione del problema della condensa causata dalla temperatura/struttura  “caldo/umida” dell’aria (fiato del piper) che viene immessa al suo interno.

A volte questi interventi hanno riguardato la preparazione/lavorazione del materiale tradizionale quali ad esempio l’individuazione di pellami dalle particolari caratteristiche o la particolare metodologia di concia della materia prima in modo da renderla particolarmente adatta allo scopo voluto.
In altri casi, e ciò ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, si è passati alla ricerca e impiego di materiali “alternativi”, a volte con buoni risultati, a volte no.

In particolare si è sperimentato l’impiego di materiali sintetici tra i più disparati fino a giungere all’individuazione di un  particolare tipo di struttura tessile-sintetica quale il “goretex” (impiegato peraltro anche in altri campi quali ad esempio l’abbigliamento e in particolare per l’abbigliamento sportivo e tecnico o le calzature).

Questo materiale ha la proprietà di non lasciar passare le molecole dell’acqua perchè troppo grandi per attraversare la struttura tessuta ma di consentire il transito delle molecole di vapore in quanto infinitesime.
Tale  peculiare struttura impiegata al caso specifico e combinata con altri elementi costruttivi ha dato luogo a un “contenitore d’aria” che, pur se a tenuta pneumatica, consente la dispersione delle piccole molecole di vapore caldo attenuando considerevolmente la formazione di condensa.

Raggiunto questo primo traguardo si è iniziato a operare “variazioni sul tema” :
…aggiungo una zip in modo da poter raggiungere l’interno della sacca ….,  anzi no, levo la zip dal lato della pancia e la metto più lunga ma lungo il profilo inferiore ….., anzi no perché non studiare un nuovo tipo di chiusura e posizionarla in coda alla sacca (clamp) ?, …. e se poi rivestiamo il “goretex” con della pelle ? … anzi facciamo una cosa .. inseriamo una sacca di “goretex” in una di pelle in modo da dare maggior consistenza al tutto … e così via !

Poi qualcun’altro che ancora seguiva i vecchi e tradizionali metodi di produzione ha pensato :
“… Ué, qua mi devo dare da fare altrimenti i “sintetici” si “fregano” tutto il mercato .. “

e giù con nuovi metodi di concia e pellami dalle nuove caratteristiche.

E poi ancora qualcun altro, che nel frattempo era passato dalla pelle al sintetico, ha deciso di ritornare alla pelle e con lui tutti quelli della sua Pipe Band !

Insomma, un vero e proprio macello ! (Ma questo non è niente, vedrete quando parleremo delle ance dei bordoni n.d.r.) !

Sia il prodotto sintetico che quello tradizionale hanno fautori e detrattori e ciò è dovuto più che a fattori oggettivi a ragioni di carattere esclusivamente soggettivo e legate alle esperienze personali di segno positivo o negativo.

In ogni caso, e ciò è valido per entrambe le categorie, ogni pregio è controbilanciato da un qualche aspetto negativo :

sacche di pelle : sono più resistenti e durature e se ben cucite e fissate agli stock garantiscono una maggiore “tenuta”; dall’altro lato però richiedono maggior manutenzione, sia interna che esterna, e creano maggiori problemi in termini di produzione di condensa.

sacche sintetiche : richiedono minor manutenzione e sono più facili da montare in quanto i buchi per i vari stock sono già predisposti; per quelle dotate di “zip” v’è la possibilità di accedere all’interno per il montaggio di eventuali accessori e non ultimo per il recupero di “ance vaganti”; ridottissima produzione di condensa; dall’altro lato si riscontra una minor durata in termini assoluti (soprattutto per chi usa lo strumento in modo intenso) e in diversi casi (non isolati) anche una minor “tenuta” in generale.

Ovviamente esistono eccezioni (in senso positivo e negativo) nell’uno e nell’altro campo ma, in termini generali, la situazione è sostanzialmente quella qui rappresentata.

Personalmente uso sacche sintetiche ma l’esperienza non sempre è stata positiva : alcuni prodotti sono risultati scadenti nonostante la provenienza “altolocata” altri si sono rivelati di buona qualità e funzionali.

Tirando le somme e considerando che ormai i prezzi di una buona sacca sintetica equivalgono, se non superano, quelli delle sacche in pelle, la scelta è davvero ardua e spesso si basa su esperienze “de relato” o su valutazioni preconcette e soggettive entrambe e in egual misura esposte al rischio di essere smentite o confermate.

Un vecchio proverbio afferma che “il tempo è galantuomo”, un altro afferma ancora che “il cavallo buono si vede all’arrivo e non alla partenza” e quindi forse è ancora troppo presto per poter esprimere giudizi nell’uno o nell’altro senso e fornire consigli “sicuri”.

Stimolati anche da una recente discussione sul “forum” avente ad oggetto il “seasoning”, l’unico consiglio che a questo punto possiamo dare a coloro che si sono appena avvicinati a questo splendido strumento è :
evitate di trasformarvi in alchimisti o sperimentatori / inventori, leggete, documentatevi, discutete e seguite le discussioni, evitate di seguire i
consigli di chi si proclama esperto per il solo fatto di aver acquistato lo strumento appena la settimana prima, se possibile date ascolto invece a chi di esperienze ne ha fatte davvero o ha i titoli per dare consigli.

Come fare per riconoscere i buoni consiglieri ?

è semplice : il buon consigliere è saggio e in quanto tale non possiede certezze. Il buon consigliere vi indicherà sempre una direzione ma mai una strada obbligata. Il buon consigliere porrà sempre in coda al proprio “consiglio” un “ma” ….

 very, very good … excellent … BUT …(Roddy MacLeod).

Certo che la vita è proprio dura !
 

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