I HAVE A DREAM ! (parte seconda)


provocazioni sul piping

Sì, ho sognato che facevo un gathering chitarristico.

Non era un vero stage, ma un momento di happening e di incontro tra  vari chitarristi (ACI? CIG? Boh, non importa).

C’erano due ospiti niente male: Eric Clapton e Mark Knopfler.

Al pomeriggio del venerdì siamo stati tutto il tempo a cambiare corde alle chitarre di quelli che non sono buoni a farlo da sé.
Poi la sera cenino, brindisini vari e alcuni di noi poi a strimpellare “Rimmel” o “L’isola che non c’è”.

La mattina del sabato Mark ha spiegato i problemi di accuratezza di nota che si hanno montando al contrario le corde per suonare da mancini in comparazione al maggior peso delle chitarre che nascono già mancine.

Eric invece ha tenuto un interessantissimo seminario sugli effetti pedal, numero, combinazioni ecc., con grafici e diapositive.
Pranzettino e brindisini a gogò.

Al pomeriggio è stato possibile fare solo la gara di chitarra, perché ormai siamo tanti.
Eric e Mark ci hanno sentito suonare “La canzone del Sole” e “Margherita”, alcuni su chitarrine Bontempi a soffio e tasti.

Ne abbiamo ottenuto importanti e stimolanti giudizi scritti che ci aiuteranno a continuare a fare esattamente le stesse minchiate che facevamo prima.
Dopo il cenino e un sacco di brindisini, eccoci al grande concerto dove hanno suonato prima il gruppo di chitarre di Pettorazza Papafava, che fa spesso concerti, poi il gruppo estero che viene da San Marino, poi il giuggiolone locale mezzo briaco e, per finire, un quarto d’oretta a testa Mark ed Eric.

Gotti e brindisini a finire la serata.

La mattina dopo, “Massed Serenade”: tutti sparsi per il paese a fare ognuno la serenata a un diverso davanzale, con risultati di vario tipo, dalla nascita di nuovi amori ai canteri di piscio.

Pranzo e, in barba alle vigenti leggi in materia di guida in stato d’ebbrezza, ultimi feroci brindisini.

Stanchi ma felici ce ne torniamo a casa, e mentre torniamo ci viene in mente una cosa… “Ma tu l’hai sentito suonare Eric?” “Giusto un attimo, dovevo accordare per poi suonare con il mio gruppo.
Ma è bravo bravo…”
“Io per niente, ero a vendere i biglietti per la riffa”
“Io neanche, stavo tampinando il gruppo di San Marino per vedere se rimorchiavo la biondina”.


Se a un chitarrista raccontaste questa storia, dubiterebbe della vostra sanità mentale (e avrebbe ragione, a prescindere).


Ora, fatti salvi alcune lievi esagerazioni per riderci un po’ su, questo è quello che stiamo facendo al gathering.

A me quest’anno farebbe piacere che i nostri ospiti tirassero fuori le loro pipes e suonassero, e poi risuonassero, e poi ancora!

Che suonassero il venerdì sera – dite che sono stanchi? Perché? Escono da una miniera forse?
– che i workshop al sabato mattina fossero pratici, due parole e poi esempi sulle pipes
– che il contest durasse 2 ore massimo così possamo ancora sentirli suonare… e al concerto serale dare loro il massimo risalto.

Tanto cosa volete studiare in quella bolgia?

Le lezioni vanno fatte da soli o in pochi, e regolarmente, e con un programma, se si vuole tirarci fuori qualcosa…

Lo sapete tutti, al gathering non si viene per imparare, ma per ricevere stimoli e, per quanto possibile, darli agli altri.

Ma cosa ce ne frega di stare una mattina a sentire qualche saggia parola sul tuning, che scorderemo non dico il giorno dopo ma quasi?
Invece se rimaniamo allibiti dalla bravura dei nostri ospiti e dal suono della loro cornamusa magari cambiamo tipo di impegno, e iniziamo a provarci davvero ad accordare, per “copiare” il suono che abbiamo sentito.

Magari iniziamo a chiedere di più a noi stessi, che poi è l’unico modo per provare a migliorare la nostra musica.

Penso che questo diverso gathering sia fattibile, e figlio delle peraltro positive esperienze dei precedenti.

Faccio un esempio.

Se avete fatto caso i commenti dei 3 giudici al contest sono moooolto uniformi, perché si concentrano essenzialmente sulle tecniche di base.

Allora facciamo 3 linee di contest.

E in ognuna mettiamo uno dei 3 “maestri” e un tutor regionale (di cui a giorni uscirà l’elenco) che così comincia a capire cosa deve ascoltare, come, e affinare le proprie capacità di giudizio oggettivo.

L’anno scorso il contest è durato 6 ore in tutto. 6 : 3 = 2.

Alle 5pm abbiamo finito e si ricomincia a stare insieme.

Le tre linee?
1-practice
2-marching tune
3-medley di 3 brani in forma MSR o Slow Air, Hornpipe & Jig.

Un altro esempio? I workshop.

Anziché farne 3 diversi ne facciamo solo 2, anche solo uno, che tratti un argomento generico e lo sviluppi a fondo, con tanti esempi pratici, così, di nuovo, possiamo stare tutti assieme.

Ci sarà un motivo se questo coso si chiama gathering no?

Buon soffio a tutti.


 

Author: Alberto Massi

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0 risposte a I HAVE A DREAM ! (parte seconda)

  1. Mario Tomasone scrive:

    D’accordissimo su tutta la linea – ma vorrei farvi partecipe di alcune considerazioni fatte ieri con Duilio

    Innanzitutto, ritengo indispensabile rendere consapevoli i nostri oratori del tipo di pubblico con sui avranno a che fare.

    Non mi riferisco al fatto che ci saranno persone a livelli più vari (dal PC ai paiper ov distincsion) ma al fatto che ci sono delle cose che chi non e’ madre lingua non puo’ sapere.

    Ad esempio: se si parla di un qualunque piper e si dice “il piper Pinco MacPallino è nato ad Oban” quanti sanno cos’è/dov’è Oban?

    Oppure, quanti sanno cosa significhi tutta quella ridda di sigle che si usano comunemente per presentare qualche personaggio – tipo MBE, MM, the Hon e via andare?

    E’ quindi opportuno che si dian un po’ più di informazioni di quanto non si facci in altre situazioni semplicemente perchè noi siamo Italiani.

    Altro punto di cui abbiamo discusso con Duilio e’ il tema conduttore.

    In altri termini: visto che noi sappiamo bene di cosa abbiamo più bisogno, non potremmo individuare un fil rouge che fissi qualche paletto entro cui i nostri oratori si potranno muovere?

    Ad esempio, vista la situazione in Italia, temi come “le competizioni” o “le pipe band” potrebbero essere meno intersaanti come “musica e danza” o “pipng styles & schools”

    Just my 0.02

  2. Concordo con quanto scritto da Alberto. Il gathering, secondo me, non può essere uno stage con lezioni tipo scale, come fare i dublings ecc, ma un momento di incontro. Siamo troppi per fare vere e proprie lezioni. Il gathering dovrebbe essere un momento d’incontro e “stimolazione” e perchè no anche quello di creare nuove amicizie e collaborazioni tra piper che magari abitano vicino e che possono fare insieme una parte del percorso formativo e trovare insieme nuovi stimoli.

  3. Diego scrive:

    Concordo anche io su quanto scritto sopra, e ricollegandomi al “musica&danza” aggiungo che, anche se forse non interessa a nessuno” anche il panorama Highland Dancing ( Highland Flying/Sword/Dance/Seann Triubhais in particolare) siano temi che legano molto col piping e quindi potrebbe essere utile conoscerlo meglio e, se qualcuno è interessato, anche ad impararlo. E poi mettere troppe cose al fuoco non va bene, meglio farne un po meno e fatte come si deve.

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