WATERLOO



Nella rappresentazione cinematografica della sanguinosa battaglia (una coproduzione italo-sovietica del 1970, regista Sergej Bondarčuk; Rod Steiger nel ruolo di Napoleone, Christopher Plummer in quello di Wellington) le cornamuse appaiono in momenti importanti, ognuno in un contesto diverso (e quindi con diverso significato, come vedremo in seguito). Ed è interessante notare che queste apparizioni sono curate dalla pipe band del primo battaglione dei Gordon Highlanders, quelli veri, che compaiono nel film e recitano accanto agli attori professionisti.


Brevemente (senza entrare troppo nello specifico), ricordiamo le fasi principali della campagna militare:

Napoleone ritorna dall’esilio dell’Isola d’Elba accolto festosamente dalla popolazione francese. Non così dai sovrani europei, che anzi organizzano in fretta i loro eserciti per scacciare (stavolta definitivamente) colui che chiamano ‘il Mostro’, ‘l’Orco’ e con altri nomignoli poco edificanti.

Gli appelli alla pace dell’imperatore cadono nel vuoto, così scende in campo con un esercito di 115.000 uomini per fronteggiare i primi avversari già pronti: gli inglesi del duca di Wellington e i prussiani del feldmaresciallo Blücher.

Wellington viene a conoscenza dell’attraversamento del confine delle truppe francesi (il villaggio di Waterloo si trova in Belgio) durante un gran ballo dato dalla duchessa di Richmond, a Bruxelles: in fretta, vengono impartiti gli ordini e il duca si mette in marcia.

La piana di Waterloo verrà sconvolta, il 18 giugno del 1815 (dopo due giorni di scontri, marce e inseguimenti), da combattimenti avvenuti tra 190.000 uomini in totale.

L’iniziativa è di Napoleone, ma gli inglesi resistono e giocano, per così dire, in difesa: fronteggiano la prima grande carica contro il loro schieramento centrale lanciando, contro i francesi, le truppe del generale Picton, tra cui si trovano i tre ‘kilted regiments’: 42nd, 79th e 92nd (ve n’era un quarto, il 71st, che però militava in un’altra divisione e indossava i trousers).

Il contrattacco riesce, ma il momento più drammatico deve ancora venire.
A diversi reggimenti di cavalleria francesi viene dato l’ordine di attaccare le linee inglesi. Una massa compatta di corazzieri, carabinieri, dragoni e lancieri si trova a galoppare (o meglio, a trottare, dato che il terreno è molliccio per la pioggia caduta durante la notte) contro i nemici, che hanno tutto il tempo di disporsi in quadrato, ossia in una formazione difensiva pressoché invulnerabile. Le cariche si infrangono l’una dopo l’altra, ma inutilmente.

La battaglia divampa da ore e non riesce a risolversi, sia per la mancanza di coordinamento tra i francesi sia per la determinata e tenace difesa degli uomini di Wellington; fino a quando l’intervento di Blücher sblocca la situazione e determina il collasso, immediato e incontrollato, dell’intero esercito napoleonico. Lo stesso imperatore è costretto a darsi alla fuga per non venir fatto prigioniero.

Fin qui, la storia.

L’interesse che noi rivolgiamo a questo film può essere duplice, e per questo il presente articolo sarà diviso in due parti: in questa porremo maggiore attenzione alla presenza della bagpipe in alcune scene; nella seconda, inquadreremo la funzione delle bagpipes nel contesto storico della Campagna del Belgio.

Bondarčuk non si preoccupa solamente di rievocare un evento storico secondo una ricostruzione grandiosa, epica, apprezzata da molti cinefili (anche non appassionati di storia, per quanto, in termini di incassi, si sia poi rivelata un fallimento): in più punti affiora la pietà per i soldati, i feriti e i caduti e, neanche tanto velatamente, si denuncia la barbarie della guerra.

Uno dei momenti finali del film è abbastanza esplicito, sebbene non sia certo l’unico: Wellington percorre lentamente il campo di battaglia, cosparso di morti e feriti, e capita davanti ai caduti del 92nd Regiment, Gordon Highlanders.

Si sofferma davanti al corpo esanime di un piper e il momento è sottolineato da un frammento, pochi istanti, di ‘The Cock o’ the North’, in sottofondo.

Eroismo e coraggio affiorano da questo frammento, appena un ricordo della lotta scatenatasi fino a poco prima: ma è anche un momento di sconforto per il duca, che osserva quei corpi ed è costretto a scuotersi dalla tristezza per poter riprendere il cammino.

Dentro quei pochi istanti di musica c’è lo struggimento per migliaia di vite spezzate e la denuncia dell’assurdità di un gesto (quello della guerra), ieri come oggi, in qualunque latitudine del mondo essa avvenga.

Perché ‘The Cock o’ the North’? Innanzitutto, perché è la Regimental March.

Ma facciamo un passo indietro, anzi due. Picton dà il segnale per il primo contrattacco: non vengono mostrati tutti i tre reggimenti scozzesi, ma solo il 92nd, che avanza con ben sei pipers in testa. Il tune che intonano è proprio questa marcia in sei ottavi.

Successivamente, durante la grande carica di cavalleria, per incitare i commilitoni un piper suona la stessa marcia, ma viene mortalmente colpito da un carabiniere a cavallo e cade a terra.

Nella seconda parte dell’articolo ritorneremo su questi due momenti per scoprire alcune cose curiose che sfuggono ad un occhio poco attento (per dirne una: sebbene sia stata adottata a scopo, per così dire, ‘antimilitarista’, e quindi abbia una funzione ben specifica all’interno del film, la scena dell’uccisione del piper è un falso storico); adesso, usciamo dal campo di battaglia e torniamo ancora più indietro, ad un momento spensierato vissuto appena tre giorni prima dagli uomini del 92nd.

Siamo nel palazzo della duchessa di Richmond: si dà un ballo in onore di Wellington e dei suoi ufficiali e gli uomini del Gordon si esibiscono nella Sword Dance.

Sono accompagnati dalla pipe band reggimentale (diciannove elementi in tutto), sulle musiche di ‘Loudon’s Bonnie Woods and Braes’ e ‘The High Road to Linton’; finita l’esibizione, il reggimento esce dal salone al suono di… provate a indovinare? Esatto, ‘The Cock o’ the North’.


I pipers suonano, i drummers suonano; però, suonano in playback. Bondarčuk, infatti, ‘stacca’ l’inquadratura dal gruppo di dancers (la band è dietro di loro) direttamente sulla pipe band, creando in fase di montaggio uno stacco anche nella continuità della ripresa dell’esecuzione. Così, sembra che stiano suonando un’altra cosa.
Ma sono molti i momenti ‘incongruenti’ nel film, molti voluti: come una ripresa, col sole alle spalle, illuminata di fronte!

Pare invece strano il set di pipes imbracciato dal suonatore morente durante gli attacchi della cavalleria napoleonica. Il basso infatti è ‘richiuso’, cioè gli slides sono interamente all’interno del top e del middle piece (la parte superiore e centrale del bordone, su cui si gioca la fase di accordatura); i tenori, da parte loro, li lasciano vedere solo in minima parte; come se il pitch del chanter reed fosse molto alto, i drone reeds fossero settati male oppure l’interprete facesse solo finta di suonare, e i bordoni non fossero per nulla accordati ma posizionati un po’ a casaccio.


Se fosse vera quest’ultima ipotesi, non si capisce perché il regista non abbia chiesto la consulenza dei Gordon Highlanders stessi per settare adeguatamente la bagpipe! Che problemi avrebbe avuto?


Ma ritorniamo alla funzione dello strumento all’interno della produzione filmica.

Benché, come abbiamo visto, con esso venga eseguito per ben tre volte (mai in versione integrale) ‘The Cock o’ the North’, in nessuna delle tre apparizioni l’orecchio dello spettatore lo avverte uguale alle altre.

E’ una questione di contesto: la prima volta sentiamo la march in un momento di festa (il ballo a Bruxelles); poi in un momento drammatico (il contrattacco di Picton e la carica contro i quadrati britannici); infine, in un flashback (puramente sonoro) a vicenda conclusa.
Ed ecco quindi sottolineati tre momenti fondamentali: l’intrattenimento spensierato, il furore della battaglia, il ricordo dei caduti (peraltro senza retorica).

Un altro momento, breve, in cui la cornamusa si fa sentire è quello in cui i Gordon sfilano davanti a Wellington il giorno prima della battaglia. Il reggimento sta marciando sotto la pioggia, ma per affrontare il disagio al meglio, si dilettano cantando al suono di una bagpipe.

Su Youtube la scena della battaglia è stata inserita in vari tronconi, tutti in lingua originale. Purtroppo, l’unico in cui appaiano le cornamuse è questo:

http://it.youtube.com/watch?v=7vlcuvrM1po&feature=related 

nel quale sono ben evidenti, nei primi secondi, i sei pipers che guidano la carica alla testa dei Gordon Highlanders.

Gianluigi Fanzone
Author: Gianluigi Fanzone

Nasco nel 1970 a Caltanissetta, frequento l'Istituto Magistrale della città e mi trasferisco a Palermo per lavoro. Studio la cornamusa da 13 anni, con alterni risultati.

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Informazioni su Gianluigi Fanzone

Nasco nel 1970 a Caltanissetta, frequento l'Istituto Magistrale della città e mi trasferisco a Palermo per lavoro. Studio la cornamusa da 13 anni, con alterni risultati.
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