LA DOVE LA MUSICA HA INIZIO – 1° parte

La musica è prodotta dalla vibrazione dell’aria; può scaturire da labbra e laringe, ma anche da una corda, una pelle, del materiale sintetico, un pezzo di legno o di metallo. Anche alcune rocce, se percosse, producono una nota; anche una lamella vibrante – un’ancia – può farlo.

Il pipe maker Hamish Moore dice: “Per tutti i suonatori di legni [gli strumenti a fiato costruiti prevalentemente in legno: per citarne alcuni, in ambito orchestrale, clarinetti, oboi, fagotti; in ambito popolare, zampogne, ciaramelle, bombarde] l’ancia è il cuore dello strumento, la chiave di tutto”.

Il suono è però solo l’inizio. Deve essere infatti gestito. La sfida del fare musica a partire da suoni prodotti da ance (che spesso sono intrinsecamente instabili e vibrano contemporaneamente) è un’esperienza condivisa dai suonatori di cornamuse appartenenti ad ogni tradizione musicale.

E, come ognuno di noi sa bene, non è una cosa semplice semplice.

Nelle isole Ebridi, i pipers delle Highlands hanno usato giunchi di palude (cuilc) per costruire le proprie ance. Il sambuco sembra adatto per trasformarsi in ance durevoli, dal suono robusto. Nell’Europa dell’Est, invece, non è difficile trovare ance costruite con tubetti di penne biro e lamelle tagliate da vasetti di yogurt o di gelato. In altre parti d’Europa, ance dal suono forte e rauco, ottenute dal bambù, soddisfano le esigenze di vari pipers. Dozzine di altri materiali, naturali e sintetici, possono essere trasformati in ance. Bosso, ebano, radici di erica, tek, celluloide, caucciù, penne di oca, resine sintetiche, avorio e argento sono stati provati… e poi scartati.

Invariabilmente, e sempre più spesso, la preferenza è andata all’ancia di arundo donax, pianta simile al bambù, tanto da riconoscerle un ruolo speciale.

L’arundo donax è una pianta perenne semitropicale, alta e dalla crescita rapida, che cresce spontanea in spesse macchie dai rizomi carnosi, resistenti alla siccità. Ogni anno produce più biomassa per acro di ogni altra pianta. I suoi usi includono la fabbricazione della carta e la produzione di biocarburanti.

È nota per la sua robustezza e cresce rigogliosa in argille pesanti e sabbie non compatte. Tollera alte concentrazioni di sale e sopravvive a periodi di freddo o caldo, alla forte siccità come alle inondazioni, in terreni apparentemente inospitali. Attecchisce alle sponde dei laghi, nei fossati e lungo i canali.

Antichi strumenti ad ancia che sopravvivono ancora oggi, come il midjweh (la zampogna egizia, ritratta nelle pareti delle tombe dei faraoni) e le launeddas sarde, sono tuttora costruiti in base alle caratteristiche offerte dai gambi di questa pianta. Lo stesso per la duduk armena, le cui origini si rintracciano nel mondo arabo e in regioni lungo la Via della Seta in un’epoca anteriore alla nascita di Cristo, e che usa l’arundo donax  come materiale per la sua ancia doppia.

Peraltro, l’esistenza stessa di questa canna particolare sembra aver dato una mano allo sviluppo degli strumenti europei a fiato muniti di ancia, oltre al fatto di trovare un habitat ideale lungo le sponde del Mediterraneo. La moderna imboccatura degli strumenti a fiato, ad esempio, si è sviluppata dopo che i costruttori di epoca rinascimentale hanno capito che le ance di arundo donax vibrano bene quando sono umide e non si rompono quanto sono secche.

Hamish Moore ci racconta: “Quando ho cominciato a costruire cornamuse, 22 anni fa, ero deciso a usare la canna. Sapevo di avere le maggiori possibilità di produrre un buon suono dalla canna e sapevo di dover faticare se volevo convincere i maggiori pipers professionisti a prendere in mano i miei strumenti. Avevo bisogno di un suono al tempo stesso bello e robusto, che non si può ottenere dalla plastica. Ci sono state molte innovazioni importanti per quanto riguarda le ance sintetiche per bordoni, ma un’ancia per chanter deve essere di canna”.

Se ogni pezzo di canna che cresce fosse utilizzabile, le ance sarebbero economiche e abbondanti. Infatti, i costruttori di ance professionisti interessati a consegnare consistenti quantità di prodotto sono anche attenti alla quantità di canna (spesso coltivata in modo particolare, raccolta con attenzione e correttamente stagionata) che sono costretti a scartare.


Il concetto espresso dal termine francese ‘terroir’ (terreno), spesso utilizzato dagli intenditori per indicare un vino dal gusto genuino, si riferisce a tutto quanto riguarda il particolare microclima nel quale cresce un raccolto.

Tutte le piante sono influenzate dalle particolarissime caratteristiche del suolo in cui crescono: la sua consistenza e le proporzioni tra argilla, sabbia, ghiaia e humus, la sua composizione chimica e la presenza di tracce di determinati elementi, i livelli dei nutrimenti e la luce stagionale, la pioggia e le variazioni della temperatura.

Ogni pianta ha una sua sensibilità, e alcune caratteristiche del suolo saranno più importanti di altre.

Le radici robuste e fibrose della canna penetrano in profondità e i gambi legnosi e cavi si innalzano fino a sette-otto metri e si accrescono alla base fino a raggiungere la circonferenza di quattro centimetri. Le canne trovano le loro dimensioni finali nel giro di un anno, ma spesso crescono dei rami laterali nel secondo anno di crescita.

Il tessuto più esterno del gambo è sodo e fragile, la superficie lucida diventa di un giallo oro pallido quando raggiunge la piena maturità. Le analisi chimiche delle foglie e degli steli dell’arundo donax rivelano alti livelli di silicio.

E – sebbene l’arundo donax prosperi selvatica in siepi in aree calde dal suolo scarsamente drenato, sabbioso e alcalino intorno alle sponde del Mediterraneo, e si è diffuso per tutto il mondo – la canna considerata la migliore per l’uso in musica proviene per gran parte dalla Francia del sud-est, dai piccoli dipartimenti di Var e Vaucluse.

Quando si trasforma in ance, l’arundo donax offre delle qualità che, non diversamente dal vino, sono una questione di gusto personale. Oltretutto, ogni pianta presenta la sua serie di caratteristiche. La ragione più importante di ciò può essere attribuita al clima locale e alla composizione del suolo, così come all’abilità del coltivatore.

Var e Vaucluse godono di un clima mediterraneo, mite e soleggiato, con periodi invernali di gelo e freddo tagliente portato dal mistral. In estate sono frequenti periodi secchi di due settimane, talvolta intervallati da temporali occasionali.

Negli ultimi decenni l’area ha subito uno sfruttamento massiccio e i coltivatori hanno dovuto svendere la terra in cui crescevano le canne.

Dice Hamish Moore: “Alcuni anni sono migliori degli altri, dipende dal clima, dal contenuto di minerali nel suolo, da quanto il gelo è forte – dipende dall’estate e dal periodo di maturazione, e da quanto sole hanno ricevuto. Il 2005 è stato un grande anno. Il gelo è importante, purché non sia troppo rigido (nei primi anni ’80 esso ha ritardato la produzione della canna in Francia).

‘La zona deve essere arida, e quella di Var e Vaucluse è la regione più arida della Francia. È anche importante cosa accade alla pianta una volta raccolta, stagionata, conservata e via dicendo.

‘In base a tutte queste variabili, tocca scegliere quale tra le canne disponibili fa al caso tuo. Io ho trovato questa regione della Francia la migliore per i miei scopi”.

Sebbene i terreni di questa regione siano considerati ottimi per la qualità sonora delle canne che vi crescono, anche altri Paesi (Spagna, Italia, Sicilia, Nord Africa, Australia, Kenya, Sud America, Messico, Cuba, Cina e Stati Uniti) sono noti per la produzione di buone canne.

Il costruttore di ance Andy Ross preferisce la canna spagnola. “Francia e Spagna sono i fornitori migliori, e del buon materiale proviene anche dall’Australia. L’ho usato, ma con scarso successo. Non so perché, ma i campioni che ho utilizzato non sono adatti al tipo di ance che costruisco. Ho preso della canna dal nord della California, ma era priva di consistenza e piuttosto dura.

‘Ho anche preso della canna dall’Argentina, ma non aveva un bel colore: era di un arancione troppo acceso. Ma mi piacerebbe provarci ancora.

‘La canna spagnola mi dà l’ancia che cerco, così me la tengo ben stretta. Purtroppo, metà di essa va a finire nella spazzatura. Bisogna selezionare la canna, e ciò può essere frustrante.

‘Tu cerchi quel bel colore bianco/giallognolo che contraddistingue un bel pezzo di canna. È una ricerca costante della qualità.

‘Se qualcosa va bene per te, difficilmente troverai altro materiale altrettanto buono. Cominceresti a cambiare il modo di costruire e può diventare complicato: non mi piace. Ma sono sicuro che sia l’argomento su cui diversi costruttori di ance hanno diversi punti di vista”.

Per Hamish Moore la soluzione è stata la ricerca personale di canna nel sud della Francia. “Dopo anni e anni di frustrazioni, ho deciso che il modo migliore di trovare del materiale sicuramente valido è di andarlo a raccogliere da me.

‘Ho un grande rapporto con un uomo di Corcoran, vicino Saint Tropez, che costruisce principalmente ance per saxofoni, clarinetti, fagotti e oboi. Lavora con macchinari che producono migliaia di ance al giorno e il procedimento di scarto avviene dopo. Per noi è molto diverso: li produciamo tutti a mano, per cui se si spendono dieci ore per produrre manualmente sei ance, come facciamo noi, e cinque di esse sono difettose perché la canna non è buona, il modo più facile per aumentare il numero di ance buone è di partire da un buon pezzo di canna.

‘Mi ha permesso di andare da lui e prendere il meglio di ciò che cercavo. A seconda di ciò che si desidera, la gente può ritenere migliori altre fonti: la canna spagnola, quella argentina, o californiana, o italiana. Io le ho provate tutte, e per le mie necessità ho trovato il meglio in quella regione nella Francia del sud. La porto via e la conservo per due o tre anni, e devo dire che è un prodotto fantastico.

‘Dobbiamo trovare il giusto diametro per iniziare e il giusto spessore. Quindi andiamo alla ricerca di una buona consistenza e una buona superficie. Poi, scegliamo più per istinto che per altro”.

Con altri strumenti a fiato il musicista effettua un ulteriore controllo sulle ance in relazione alla loro imboccatura. “Nel caso delle cornamuse’, continua Hamish Moore, ‘la costruzione delle ance è ben più difficile perché, se pensate al clarinetto o al saxofono, le ance sono soltanto uno stecchetto di canna scanalato e sagomato privo di caratteristiche individuali ben precise. I suonatori di fagotto e oboe comprano le loro ance già scanalate e sagomate, dieci alla volta, laddove noi stessi le scanaliamo, le sagomiamo, le uniamo e le raschiamo.

‘Detto ciò, le ance durano per lungo tempo nelle nostre pipes a mantice. Io ho cambiato un’ancia nelle smallpipes di Allan McDonald due anni fa: un’ancia, ricordo, costruita nel 1991.

‘Sarà costata trenta sterline e Allan l’ha suonata tantissimo per oltre sedici anni. Era diventata nera per il catrame del tabacco fumato nei pub, prima che fosse varata la legge sulla proibizione di fumare. Forse la proibizione ha allungato la vita di un po’ di ance per smallpipe”.

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About Gianluigi Fanzone

Nasco nel 1970 a Caltanissetta, frequento l'Istituto Magistrale della città e mi trasferisco a Palermo per lavoro. Studio la cornamusa da 13 anni, con alterni risultati.
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0 Responses to LA DOVE LA MUSICA HA INIZIO – 1° parte

  1. Francesco says:

    Aò..io ho preso una canna a Campo de fiori l’altra sera..nun so se sonava, ma n’torno girava tutto,me sembrato de vedè Roma sparita…. 😉

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