LE RAGAZZE DI ATHENA

“La notte scorsa i fantasmi indossavano il tartan”, scrisse un giornale il 20 gennaio 1949; “l’eco di un lament risuonava lungo i corridoi vuoti e oscuri del vecchio Hotel Vancouver. Era una canzone d’addio scozzese e ad eseguirla era la cornamusa di una ragazza di nome Lillian Grant: la Pipe Major Lillian Grant, già Miss Vancouver Island, che formò la prima pipe band militare femminile dell’Impero Britannico. Dopo la guerra, ritornò nello scuro edificio, non da piper ma per lavorare nell’ufficio per i veterani che fecero dell’albergo la loro casa. La scorsa notte, quando lei cominciò a marciare lentamente attraverso le sale illuminate soltanto dalla fioca luce della torcia di una guardia notturna, era come essere tornati a casa”.

All’epoca in cui il vecchio hotel venne demolito, nel gennaio 1949, la P/M Grant porse il suo omaggio al luogo dove maturò una delle sue esperienze più grandi. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Hotel Vancouver fu trasformato nella Caserma Vancouver (Vancouver Barracks),  e fu lì che mise insieme le prime componenti della Canadian Women’s Army Corps Pipe Band.

A guerra finita, costoro (che erano state acclamate in diversi Paesi nei loro concerti in favore di civili e militari, prigionieri e persino per la famiglia reale), si sparpagliarono per tutto il Canada, alla ricerca di un lavoro o per mettere su famiglia; mentre riempivano i propri diari con ritagli di giornale (vi si esaltava la precisione e la musicalità della celebre CWAC Pipe Band), Lillian Grant rimase l’unica a ricordare quello che fu un tempo un edificio imponente ed elegante.

Nei primi giorni del conflitto, incoraggiate dall’esempio delle donne britanniche che prestavano la propria opera presso diverse associazioni paramilitari come l’Auxiliary Territorial Service, molte canadesi vollero assumersi un ruolo attivo nello sforzo bellico e cominciarono ad organizzare corpi di volontarie per il reclutamento e l’addestramento dovunque la loro opera si fosse resa necessaria.

Inizialmente il governo canadese esitò, ma, vista la carenza di personale e l’insistenza di queste donne, il 13 agosto 1941 autorizzò la formazione del CWAC. Il corpo assunse come simbolo Atena, l’antica dea greca della saggezza, e come motto Ducit Amor Patriae (“Ci guida l’amore per la Patria”).

La Pipe Band e la Brass Band, la fanfara militare, del corpo nacquero l’8 agosto 1942, con lo scopo di sostenere le iniziative di reclutamento e la propaganda di guerra, e di rafforzare il morale.

La P/M Grant, selezionata per guidare la band, si arruolò nel settembre di quell’anno ma per diversi mesi non le fu permesso di reclutare le componenti della band. Quando l’ordine arrivò, era piuttosto tardi: in soli quattro mesi non avrebbe potuto fare molta esperienza; tuttavia, ebbe l’autorizzazione ad eseguire concerti per tutto il Paese. Sempre con il rischio che la band non si costituisse e le ragazze rimanessero a lavar pavimenti, tre pipers furono trovate durante la prima settimana. Subito dopo, la Grant assegnò il ruolo di drummers a tre impiegate e una staffetta del CWAC. Il nucleo della band si formò nel giro di poche settimane. La piper Lorna Normand, che lasciò la Highland Lassies Pipe Band per la CWAC Pipe Band, ed elementi degli Edmonton Fusiliers e del 1st Battalion Seaforths aiutarono Lillian Grant ad addestrare il neonato gruppo. Si esercitarono nella loro nuova sede, l’Hotel Vancouver, che fu temporaneamente trasformato in una struttura militare.

Purtroppo, le bagpipes erano tanto rumorose da disturbare il riposo di coloro che avevano completato il proprio turno di lavoro e di tutto il personale, così per settimane le ragazze dovettero spostarsi da un posto all’altro dell’hotel. La bass drummer Joan Blomquist ricorda: “Ero ai piani superiori dell’hotel per studiare… BOOM boom BOOM boom… gli altri si lamentarono e dovetti spostarmi giù nello scantinato, dove si conservava il carbone”. La ricerca di un luogo adatto allo studio continuò fin quando non venne trovata la Caserma Glebe (Glebe Barracks) di Ottawa, e il gruppo vi si trasferì.

Il debutto ufficiale della CWAC Pipe Band avvenne il 22 aprile 1943, alla testa di una parata di circa 600 elementi del Corpo. La giornata era torrida e la strada lunga; i piedi delle ragazze si riempirono di vesciche e le dita delle drummers si screpolarono e cominciarono a sanguinare, tuttavia al termine della performance erano di ottimo umore e diedero una buona immagine di sé. Tre settimane dopo la band lasciò Ottawa per un viaggio della durata prevista di un week-end ma che si estese per oltre quattro settimane. Sebbene gli ordini per un viaggio ‘coast-to-coast’ non fossero stati ufficialmente diramati fino ad agosto, questi giorni segnarono l’inizio di un periodo favorevole che portò la band e la fanfara a toccare 105 località in appena cinque mesi e mezzo.

Le ragazze dovettero faticare per stare al passo con la frenetica tabella di marcia. La manutenzione degli strumenti, la cura delle uniformi e i continui spostamenti richiedevano molto del loro tempo libero. Sentiamo Lorna Normand: “Era un viaggiare continuo. Banchetti, parate, spettacoli alla radio… non avevamo un attimo di respiro. Mi ricordo ancor quando eravamo a Toronto: ci alzavamo presto la mattina e ci coricavamo intorno all’una-le due di notte, per alzarci di nuovo presto. Una cosa continua, giorno dopo giorno dopo giorno”. Nonostante le difficoltà e lo stress, le componenti della band hanno sempre avuto dei bei ricordi di quel primo tour.

Dopo l’agognata pausa invernale, il secondo tour canadese iniziò nel marzo del 1944 da St. John, New Brunswick. Lungo oltre otto mesi, condusse sia la pipe band (che intanto era arrivata a 25 unità) sia la brass band in molte più città e paesi, in tutto il Canada, del tour precedente.

“Il viaggio è stato davvero una grande esperienza”, ricorda la drummer Bernice Horn, l’unico membro statunitense del gruppo. Le due bands parteciparono a centinaia di concerti e parate, esibendosi in sale da concerto, nei parchi pubblici, in manifestazioni sportive, nelle sfilate. La gente accorreva per vedere le pipers, e spesso nelle città si rilevava un incremento negli arruolamenti dopo il loro passaggio.

Nel frattempo il repertorio si espanse fino a più di 50 brani. Tunes molto noti, come The Road to the Isles, Highland Laddie, Bonnie Dundee e Scotland The Brave divennero molto popolari tra gli spettatori. La tenor drummer Jessica Clayton ha fatto però notare le difficoltà di certuni a distinguere tra i vari brani.

“Pochissime persone potevano dire cosa diavolo stessimo suonando”, ride: gli uomini della fanfara chiedevano di suonare “Road to the Isles e quell’altro che sapete voi”. La piper Doris Wallace ha il ricordo divertente di questa situazione: “Avevamo appena finito di suonare questo tune e ci chiedono: ‘Vi dispiace suonare Road to the Isles?’ Ma se lo avevamo appena suonato?…”

Diversamente dal primo frenetico tour, stavolta le ragazze avevano avuto un po’ di tempo per conoscere meglio il Canada; per alcune era la prima volta.

L’esercito distribuì degli album di fotografie al personale in servizio, e le pipers e drummers li riempirono di istantanee: ritratti alle cascate del Niagara, paesaggi delle Montagne Rocciose, l’incontro con i cinque gemelli Dionne a Callander e la principessa Alice a Toronto. La reputazione delle due bands diede ad esse la patente della celebrità, cosa che le riempiva immensamente di gioia. Il loro successo fu dovuto in grandissima parte al lavoro della P/M Grant. Doris Wallace ricorda: “Lei è stata la vera forza motrice, e penso che ci abbia portate a livelli che non avremmo mai immaginato. Era ambiziosa e voleva che diventassimo le migliori”. Jessica Clayton concorda. “Eravamo brave, e non poteva essere altrimenti”.

Il nuovo anno portò i sentori di un viaggio oltreoceano. Le ragazze ricominciarono a studiare con rinnovato entusiasmo, aggiungendo altri tunes al loro repertorio e rifinendo il loro celebre modo di marciare, nell’attesa dell’ordine ufficiale della partenza. L’ordine arrivò a maggio, con grande gioia delle musiciste. Poi però si scoprì che sarebbe partita solo la brass band e che la pipe band avrebbe supportato il governo degli Stati Uniti per la raccolta di fondi del settimo Prestito di Guerra.

Dopo questa delusione ce ne fu un’altra. Da tempo si stava studiando un nuovo modello di uniforme per la band. I modelli furono completati e approvati, le misure prese e, infine, si diede il via alla produzione delle uniformi. Le ragazze erano elettrizzate all’idea di indossare un kilt color faggio e calzettoni al ginocchio, sporran di pelle e giacche invernali ed estive.

Le uniformi stavano per essere confezionate quando il quartier generale diramò una comunicazione sorprendente. Si voleva sapere se “avrebbero avuto le ginocchia scoperte”. “In riferimento ad accordi riguardanti l’approvvigionamento di gonne da donna pieghettate per la band, si desidera essere messi a conoscenza se il quasi-kilt in oggetto giunge al di sotto del ginocchio, come una gonna, o se giunge sopra il ginocchio, allo stesso modo di un kilt maschile”. Il quartier generale considerava quest’ultima soluzione sconveniente e inaccettabile.

La pipe band proseguì per gli Stati Uniti indossando la vecchia divisa kaki; le nuove uniformi non vennero mai adottate.

Il viaggio per la raccolta del Prestito di Guerra, coordinato da Comitato per le Sovvenzioni di Guerra, portò il gruppo ad esibirsi in 25 città tra la Pennsylvania e Washington, DC. Le pipers venivano pagate cinque dollari al giorno, quasi cinque volte più del loro salario normale. Il pubblico americano accolse calorosamente la band, con grande emozione e interesse. Quando la pipe band ritornò in Canada, dopo quello che veniva considerato all’epoca un successo internazionale, si seppe dell’imminenza di un viaggio in Europa.

I cinque giorni di viaggio a bordo dell’Île de France scorsero tranquilli e monotoni; le ragazze intrattennero gli altri passeggeri con performances improvvisate, suonando lungo il ponte. Sbarcarono in Scozia, a Greenock, nel luglio del 1945. “Ci fecero scendere dalla nave, prendemmo gli strumenti e sfilammo su e giù per il molo. Gli abitanti della città accorrevano verso di noi. Non potevamo credere a quel che vedevano: donne che suonavano cornamuse e tamburi”; così ricorda Bernice Horn.

Le ragazze raggiunsero l’Inghilterra in treno e infine si ricongiunsero con la brass band in Olanda. Doris Wallace descrive l’alloggio della band: “Era una vecchia casa di cui i Tedeschi si erano impossessati; vi arrivammo appena sei settimane dopo essere stata abbandonata”.

La guerra finì, ma passò ancora del tempo prima che i soldati potessero rientrare in patria. Le bands del CWAC spostarono la loro attenzione dal reclutamento e dal reperimento di fondi all’intrattenimento di migliaia di uomini e donne in attesa del ritorno in Canada.

Le ragazze si esibirono in numerosi ospedali, nelle cerimonie, negli incontri sportivi e nelle parate in Olanda, Francia, Belgio, Germania e Inghilterra.

“C’era ancora molto da fare perché molti soldati erano ancora in attesa di rientrare in patria”, dice la leader della CWAC Brass Band Nadia McKean. “Non c’erano molte navi per il trasporto truppe e potevano passare più di due mesi prima di imbarcarli per il Canada, due mesi senza far niente”. I soldati erano contenti di assistere alle performances quanto ansiosi di parlare alle “ragazze di casa nostra”.

Jessica Clayton ride: “Non sono mai stata tanto popolare in tutta la mia vita. Avevo ogni volta cinque o sei appuntamenti, tutti ragazzi del mio quartiere, o miei amici, o amici di mio fratello. Alcuni dei nostri ragazzi erano fuori casa da cinque o sei anni, volevano parlare e sapere cosa succedeva in città, in famiglia, a scuola… Eh sì, a volte tre-quattro appuntamenti in una sera; ottimo per il proprio ego”.

Accanto alla piacevolezza dei viaggi, le ragazze conobbero gli scempi della guerra.

Guardare la distruzione con i propri occhi era ben altro che vedere la televisione o leggere i giornali. Le privazioni aggiunsero un che di personale quando coinvolgevano i bambini affamati dei dintorni. “Abitava una famiglia accanto a noi”, ricorda la Clayton, “il capofamiglia era un banchiere di Apeldoorn. Una delle nostre trovò delle croste di pane e in men che non si dica tutti i ragazzini le si fecero intorno per prenderle e mangiarsele. Abbiamo dato loro tutto quello che potevamo. È stato un pugno nello stomaco”.

Le veterane della CWACPB ricordano con maggiore orgoglio e nostalgia la parata dell’Arc de Triomphe e la sfilata lungo gli Champs Elysées, a Parigi. “In un certo senso era la sfilata dei vincitori. La guerra era appena finita. Il razionamento era piuttosto severo, ma è stato un bel giorno. Mi immagino che la gente accorresse per la curiosità di vedere ‘les cornemuses’ e le donne che le suonavano”.

In effetti, si stima che 250.000 persone andarono a vedere la CWAC Pipe Band in quella giornata di sole. Entrambe le bands marciarono avanti e indietro in mezzo a una folla di francesi acclamanti. “È stato meraviglioso. Eravamo le uniche a sfilare, è stato una vera e propria meraviglia” (Isobel Stephen).

Ai primi di gennaio giunse voce che i soldati si sarebbero imbarcati prima del previsto, e che le bands non sarebbero state impegnate ancora per molto.

La CWAC Pipe Band si imbarcò sulla RMS Scythia a Southampton e arrivò a destinazione, ad Halifax, dopo una traversata agitata di una settimana, il 1° febbraio 1946.

Sebbene sapessero che il gruppo si sarebbe prima o poi sciolto, le componenti erano impreparate alla repentinità con la quale le loro carriere militari si sarebbero concluse. La piper Marion Gordon descrive il modo perentorio con cui, pochi giorni dopo il loro ritorno in Canada, vennero informate. “Al nostro arrivo ci fu detto che ci saremmo sciolte. Così, e basta. Che shock terribile. Prima o poi sarebbe successo, lo sapevamo, ma non avevamo idea che sarebbe accaduto così velocemente”.

C’era poco tempo per i saluti; nel giro di ventiquattr’ore ognuna di loro avrebbe dovuto partire per le proprie rispettive case.

“Eravamo tutte un po’ deluse che non ci fosse una qualsiasi fanfara per noi”, dice Doris Wallace. “Uscivamo matte pensando che da quel momento non ci avrebbero più dato importanza. Ci sentivamo giù. Penso agli ufficiali: ‘Perdio, la guerra è finita: riportate a casa quella gente il più presto possibile, là ci sono i camion’”.

Tra fiumi di lacrime, le brass e pipe bands furono ufficialmente sciolte il 14 febbraio 1946; il resto della CWAC sette mesi dopo, il 30 settembre.

A dispetto dei difficili addii, i legami di amicizia continuarono a tenere unite le componenti del gruppo. Jessica Clayton rievoca quel sentimento quando dice: “Le cose più belle, i ricordi più caldi che ho avuto sono legati al cameratismo con le altre ragazze. Eravamo più che sorelle”.

Per oltre 60 anni sono riuscite a tenersi in contatto tramite lettere e varie ‘rimpartiate’ organizzate di anno in anno.

Diverse donne ormai sono scomparse; le sopravvissute mostrano con orgoglio i loro album e i loro diari, e parlano con entusiasmo della loro esperienza di componenti della Canadian Women’s Army Corps Pipe Band.

“Non avrei mai pensato di far parte un giorno di un gruppo come quello”, dice la tenor drummer Lexie Stephen. “È una parte della mia vita che non dimenticherò mai”.

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About Gianluigi Fanzone

Nasco nel 1970 a Caltanissetta, frequento l'Istituto Magistrale della città e mi trasferisco a Palermo per lavoro. Studio la cornamusa da 13 anni, con alterni risultati.
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0 Responses to LE RAGAZZE DI ATHENA

  1. Francesco says:

    Ho le lacrime agli occhi per la commozione,che bella storia…

  2. Verso la metà dell’articolo cito ‘i cinque gemelli Dionne’: in realtà, si tratta di cinque sorelline, che divennero un’attrazione vista l’eccezionalità della loro nascita (fino ad allora, non si era verificato un solo caso di parto plurigemellare in Canada in cui fossero sopravvissuti tutti i neonati). Le bambine erano costantemente sotto i riflettori e i flash dei fotografi, al punto da non avere un’infanzia ‘normale’; la loro vita era pesantemente condizionata e vincolata da contratti con case cinematografiche e grandi marche di abitini, giocattoli ecc. Tutto questo si spense gradualmente a causa della guerra, ma le cinque gemelle rimasero comunque segnate da questa loro esperienza. Oggi, le tre sorelle rimaste ricordano ancora con amarezza quell’infanzia che è stata loro negata e sfruttata a fini commerciali.

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