COSA HA DI “SPECIALE” LA CORNAMUSA?

n. 43

Prefazione a cura del traduttore: Ho deciso di proporre questo articolo per l’originalità delle idee contenute. Tutti i concetti esposti sono a mio parere, intrisi di amore e passione per la GHB. Devo ammettere che la traduzione non è stata banale, non tanto per il linguaggio utilizzato quanto per  i concetti, che sono una commistione ben bilanciata di argomenti tecnici, ricordi, situazioni emozionali, parallelismi “immaginifici” e a volte poetici,  dissertazioni quasi filosofiche che vanno a sfociare in un area della comunicazione capace di  mischiare con molta naturalezza e senza pregiudizio (se così non fosse non mi sarei azzardato a proporre questo scritto) il sacro ed il profano. Alcuni liberi accostamenti mi hanno vagamente ricordato il modo di scrivere di Joyce e il “flusso di coscienza” argomenti che nascono dal cuore, idee che si susseguono senza apparente soluzione di continuità. Il risultato? un accorato ritratto del nostro strumento fatto utilizzando tinte (a mio dire a volte forse un tantino audaci) emblematico ed apprezzabile al tempo stesso.

Buona Lettura.           

Redatto in lingua originale da Timothy Cummings

Traduzione a cura di MadFingers

COSA HA DI “SPECIALE” LA CORNAMUSA?

Ristampa di un articolo comparso nel ” Pipers’ Gathering booklet” del 2009

                       

Ho fatto molte volte questa domanda nella mia vita, e fortunatamente (per così dire) l’ho sempre fatta in un contesto favorevole. Gli ascoltatori di musica per cornamusa sembrano mistificare ed a volte rimanere colpiti e sgomenti se non emotivamente coinvolti sin dai primi suoni emessi dallo strumento. E’ innegabile che quando la cornamusa è ben suonata, commuove le persone in un modo che altri strumenti raramente riescono a fare.

Non so da cosa dipenda, ma anch’io devo ammettere che ogni volta mi commuovo, la prima volta è accaduto all’età di 8 anni da dei miei parenti ascoltando un 33 giri della Black Watch pipe Band. Ricordo che in quel momento rimasi profondamente colpito da ciò che stavo ascoltando, ed cominciai a fare accorati appelli ai miei familiari affinché mi trovassero un insegnante.

Da cosa dipende e perché altri strumenti non fanno lo stesso effetto? Negli anni ho tentato in vari modi di rispondere a questa domande riscuotendo svariati assensi [tradotto letteralmente raggiungendo vari gradi di successo N.d.T.].
Attualmente la risposta per me è molteplice, a volte scritta a grandi lettere, vi sono diversi fattori unici che combinati assieme attuano questa specie di magia nei confronti sia degli ascoltatori che degli esecutori. Per cominciare, l’aspetto più ovvio è che la cornamusa è uno strumento unico rispetto a tutti glia altri [unico rispetto anche ai suoi congeneri  tradotto letteralmente dice…… unico rispetto ad i suoi fratelli musicali usa brethren che è una forma un po’ desueta ed arcaica di fratelli N.dT.]


Ci sono i bordoni, naturalmente, e solo strumenti quali l’organetto a manovella, l’organo, e la fisarmonica sono in grado di produrre suoni simili o assimilabili (e a dire la verità l’organo e la fisarmonica spesso non lo fanno). Ma c’è qualcosa di molto più primitivo ed intrinseco nel suono dei bordoni la cui qualità è primariamente influenzata dal flusso d’aria emesso attraverso materiali organici quali la canna ed il legno antico.

C’è qualcosa di veramente potente “ed ammettiamolo a volte umoristico” nel modo in cui portiamo alla vita i bordoni, il “risvegliarsi” delle note dell’ intonazione e il prendere corpo del suono, sembra riuscire ad allontanare gli ascoltatori dai loro pensieri e contrattempi della vita di tutti i giorni. Un altro fattore è che la cornamusa generalmente produce un suono continuo come quello della ruota di un vasaio che gira e non smette fino a quando il pezzo non è finito.  Questa peculiarità crea un inesorabile sorta trasporto della musica che sembra non lasciar andare l’ascoltatore. Creiamo questo flusso d’aria continuo e questo fiume sonoro senza fine che può essere abbellito e manipolato continuamente per produrre musica ricca di significato. Vi è sempre questa costante richiesta di attenzione che non ci permette di ignorarla anche per un solo istante. In oltre la cornamusa ha un sistema di abbellimenti unico che articolano la sua musica in molti modi.

Un fisarmonicista che recentemente ha partecipato ad un seminario sul repertorio musicale presso “l’Heritage Music Camp” in Vermont ha associato gli abbellimenti della cornamusa ad “Insetti nell’ erba”: Inizialmente non li notiamo ma ci sono e sono ovunque, sono bizzarre e belle piccole creature, e quelle giuste sono essenziali per la vita del suolo e dell’erba. Dobbiamo in oltre considerare il timbro del nostro chanter, che sia grande o piccolo, sonoro o dolce, conico o cilindrico, il nostro chanter produce una qualità di suono  antica ed in qualche modo selvaggia e ribelle spesso completamente contrapposta ai suoni sovra elaborati della musica moderna.
Il timbro è spesso enfatizzato dell’uso frequente delle armoniche peculiari della intonazione “giusta” un antico sistema di intonazione attraverso l’ uso dei suoni della scala naturale più puri e dolci rispetto artificiosi intervalli ottenuti tramite il temperamento equabile [giusto per cercare di farla più semplice utilizziamo una scala naturale e per toni interi. Prima che qualcuno chieda, e allora il Fa# e il Do# cosa stai dicendo ti sei ammattito? la risposta è no, vorrei ricordare che nel sistema così detto temperato, gli intervalli della scala Si e Do / Mi e Fa sono per costruzione di un semitono mettendovi davanti i nostri adorati # e innalzando il Fa e il Do di un semitono otteniamo tutti intervalli interi o se preferite di un tono chiaro no?!  N.d.T.]
In oltre deve esserci qualcosa, una sorta di memoria collettiva, credo, che fa si che il suono del chanter permetta di risvegliare degli elementi profondi e sopiti, una sorta di ricordi atavici, che ci connettono ad un passato remoto ed a lungo dimenticato. Ho sentito dire che il senso dell’olfatto è quello più strettamente connesso alla memoria; ma sicuramente ci sono suoni che misteriosamente risvegliano vaghe rimembranze di gioie, speranze, afflizioni o magari le paure dei tempi di guerra provate dai nostri lontani antenati. Ricordi che i moderni clarinetti o le chitarre elettriche non possono rievocare. Ma forse più profondamente di tutte queste strane e fantastiche caratteristiche può risiedere nella “cosa” che è la più significativa di tutte.

Questa “cosa” potrebbe essere un intangibile e simbolica connessione del subconscio, o una rappresentazione del, Grande Spirito, La Madre Terra, Allah, Buddha, Dio, o qualsiasi altro modo voi vogliate usare per chiamare o identificare il divino. Per alcuni di noi i bordoni giocano un altro ruolo veramente importante in tutto questo sono le solide fondamenta a cui tutti bramiamo nella nostra vita. [Musicalmente  parlando N.d.T.] la nostra vita (la melodia) può vagare libera ovunque, cambiando tempo, modulando in altre chiavi verso posti felici o tristi, a volte perdendo totalmente il controllo e facendo sonori errori.

Come è bello e confortante ricordare di avere una solida base su cui appoggiarsi, un appiglio sicuro che ci “culla” ed è disponibile sempre. E’ lì anche quando suoniamo in una chiave che risulta essere dissonante rispetto ai bordoni. E’ lì anche quando siamo così presi dalla melodia che ci dimentichiamo che c’è. Ma la “cosa” è lì, e per molti di noi, questo gentile mormorio risulta essere un punto di riferimento su cui adagiarsi e spesso una liberazione dal punto di vista emozionale. Se noi Pipers suoniamo con l’appropriata forza e convinzione questa “cosa” è un elemento aggiunto che contribuisce a creare un potente e positivo effetto sull’ ascoltatore. Al conservatorio di Boston Karl Paulnack in un suo recente discorso ha sottolineato il fatto che i musicisti sono più affini ai dottori che agli intrattenitori, hanno il potere di commuovere e riordinare gli “invisibili e interiori oggetti nascosti” della gente. Così se suoniamo la cornamusa bene non è irragionevole sostenere che la nostra musica farà di questo mondo un posto migliore. Speriamo così che la domanda “Cosa ha di “speciale” la cornamusa?” possa continuare ad essere fatta per molto tempo a venire.                      

versione originale in inglese tratta da Piping Today n.43

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0 risposte a COSA HA DI “SPECIALE” LA CORNAMUSA?

  1. Francesco scrive:

    Molto interessante questo articolo, grazie al solito e complimenti perchè oltre a tradurre il pezzo, sei bravo anche nella scelta di cosa valga la pena “tradurci”negli articoli!

    • Grazie Francesco per l’apprezzamento ho piecere di poter essere utile in questo modo all’associazione.

      Piccola precisazione la parte in rosso era una mia considerazione che rileggendola ho scoperto essere errata e avrei dovuto cassare chiedo venia.

      Ho visto filmato e foto della Spring School e sono lieto di constatare che anche quest’anno….e stato un successo!!!

      con tutti gli ingredienti che la contraddistinguono: tanto studio e buona musica, tanto impegno da parte dei partecipanti, insegnanti sempre e comunque d’eccellenza, e anche una buona dose di allegria e momenti conviviali (che non guasta mai).

      A presto

      Gianluca.

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