I vari generi di musica scozzese per cornamusa

Ho notato che i vecchi articoli, già pubblicati sul sito del BIG e poi quì riproposti ormai 5 anni fa, non sono stati oggetto d’attenzione da parte dei nuovi arrivati. Ho pensato, pertanto, fosse utile e gradito ripubblicarli in prima pagina.

Grazie. Duilio

Un piccolo vademecum sulle tipologie musicali scozzesi per cornamusa

pubblicato sul vecchio sito BIG il 28/4/2006 (75 letture) + (al 2.12.06 : 45 letture)

Il rapporto che intercorre tra la cornamusa delle Highlands e la sua musica è monogamico e caratterizzato da forte gelosia.

Quando proviamo ad adattare brani non specificamente per cornamusa, si sente sempre un che di rimaneggiato, di mediocre…pensate a “Auld Lang Syne”, che in molti si ostinano ad eseguire sulla GHB…che tristezza quando la melodia non “trova” una nota più bassa ed è costretta a cercarla un’ottava sopra…non bisogna dimenticare che abbiamo a disposizione solo nove note ed un contesto armonico certamente non statico ma neanche estremamente flessibile.

Eliminiamo poi qualsiasi brano che necessiti di una dinamica “forte-piano”, o quelli in cui le pause assumano importanza rilevante.

Se inizia a serpeggiare in voi delusione o preoccupazione, niente paura! Al momento attuale esistono, scritti espressamente per cornamusa, circa 10.000 brani: assumendo che voi siate bravi bravi e riusciate ad imparare 100 brani ogni anno, dovrete campare più di un secolo per sciropparveli tutti!

Naturalmente le cose non stanno proprio così, e una buona parte dei 10.000 è costituita da oscuri e ripetitivi brani composti per le pipe bands, suonati al massimo in una occasione e poi giustamente destinati al dimenticatoio.

Ai tempi andati, quando la musica per cornamusa si trasmetteva oralmente, non sarebbero sopravvissuti.
Ora, aprendo ad esempio la collezione dei Gordon Highlanders, dove secondo me ce ne sono un po’ troppi, fanno comunque bella mostra di sé e solo provandoli ci si rende conto della loro bassa qualità. Anche ammettendo ciò, rimangono centinaia e centinaia di bellissimi brani che renderanno piacevolissimo il vostro studio per tutti gli anni in cui esso vi accompagnerà.

Questa piacevolezza non è data solo dal numero dei brani e dalla loro qualità, ma anche dalla ampia diversificazione in numerose tipologie. In primo luogo smembriamo il pibroch, la musica classica per cornamusa scozzese, dal resto del repertorio.

Generalmente questa divisione viene identificata dai due termini “ceol mor” – musica grande, il pibroch appunto – e “ceol beag”, musica piccola, certo un termine un po’ ingeneroso, per tutto il resto. Lasciamo per ultimo il pibroch e diamo un’occhiata più da vicino alla ceol beag. La divideremo in: air, march, strathspey, reel, hornpipe, jig.

Air

Le slow air sono le fedeli compagne del piper durante I primi, duri anni di studio e come al solito il primo amore non si scorda mai, nel senso che restano una parte piacevole ed affascinante del repertorio anche per i piper più esperti. Sono suonate lentamente, dando possibilità di espressione ed interpretazione. I ritmi più usati sono i 4/4 ed i 6/8. In questa categoria sono presenti brani non per cornamusa, alcuni dei quali molto famosi, ad esempio “Amazing Grace”, “Flower of Scotland”, o “Highland Cathedral”, ma accanto ad essi si trovano un gran numero di splendide slow air composte da grandi piper del passato e del presente, da W. Ross a D. MacLeod, ed altre, altrettanto belle, di carattere tradizionale, sviluppatesi in parallelo a brani cantati.

March

Numericamente costituiscono il gruppo più numeroso. Le possiamo ulteriormente suddividere utilizzando il ritmo in cui debbono essere suonate.

6/8 march: le marce in 6/8 sono parte essenziale del repertorio bandistico, adattandosi alla perfezione al movimento ondulatorio che il kilt assume durante la marcia. Ciò non toglie che anche il piper solista non ami eseguirne, magari scegliendo quelle con un impianto melodico maggiormente articolato.

4/4 march: anche in questo caso il loro utilizzo è principalmente bandistico; tra le 4/4 vi sono brani famosissimi quali “Scotland the Brave” o “Rowan tree”.

3/4 march. Queste march, assieme a quelle in 9/8, sono dette “Retreat”, perché utilizzate dai corpi militari al loro rientro in caserma. In genere le melodie sono particolarmente accattivanti e orecchiabili. Esempi noti: “Green hills of Tyrol”, “When the battle is over”.

2/4 march. Costituiscono il caso più complesso, perché da un lato ne esistono moltissime che potremmo definire “quickstep”, ossia eseguite al vero passo di marcia, e dall’altro troviamo composizioni create essenzialmente nella seconda metà dell’800 e nel ‘900, pensate per una esecuzione più lenta allo scopo di enfatizzarne la complessità del fraseggio, costituito da impressionanti sequenze di “runs” di biscrome. Si tratta di brani maestosi, di grande bellezza, legati a nomi immortali del piping: Angus e Hugh MacKay, J. MacColl, W. Lawrie, R. Campbell, G.S. MacLennan, P.R. MacLeod, padre e figlio, e altri.

Va però precisato che le grandi pipe band eseguono anche queste marce, definite dal bruttissimo nome “Competition”, alla stessa velocità delle altre: un vero challenge per le dita!

Strathspey.

Gli “straspéi” costituiscono una musica tipica ed esclusiva della Scozia. Lo stile non ha preso origine dalla GHB, ma dal violino; ben presto però fu notato che esso si adattava alla perfezione alle caratteristiche tecniche dello strumento e a brani di precedente concezione (fine ‘700, inizio ‘800) se ne sono aggiunti altri di impianto più marcatamente “paiperesco”.

Lo sviluppo dello strathspey nasce dal reel (v. dopo), cui però viene data una ritmicità esasperata, il cosiddetto “lift”, allo scopo di accompagnare una importante danza solista scozzese, il fling, ed una velocità di esecuzione più moderata. Il ritmo è invariabilmente 4/4. Anche tra gli strathspey troviamo i “Competition style”, composti da 4 o 6 frasi e letteralmente imbottiti di difficili tecniche di abbellimento.

Reel.

Il reel è la danza più diffusa del Nord Europa, probabilmente di origine scandinava. La velocità di esecuzione è molto elevata (4-5 note al secondo!), e il ritmo è 4/4.
Tuttavia si preferisce di solito scriverli “alla breve”, cioè in 2/2, per ottenere uno spartito più “pulito”, con un numero minore di tagli in coda a ciascuna nota.
Assieme a March e Strathspey, il Reel costituisce il più importante “Competition set”, naturalmente utilizzando brani di particolare complessità.

Jig.

La Jig è la controparte del reel in tempo composto, ossia in 6/8. Trattate come le cenerentole dell’intero repertorio, viste come meri esercizi di destrezza, hanno conosciuto nel ‘900 un particolare momento di fulgore, grazie a composizioni di ottimo livello ed a efficaci arrangiamenti di brani preesistenti.

Jig e reel sono naturalmente patrimonio comune dei repertori scozzese ed irlandese, molto più vicini tra loro di quanto non si pensi.

Nel caso di queste due forme musicali, si ha in Scozia la tendenza ad eseguirle leggermente più lente e sopratutto maggiormente “puntate”.

Hornpipe.

Ultime arrivate nel patrimonio musicale della GHB, sono brani in 2/4 che mantengono la struttura delle march, ma ne evitano la cadenza accentuandone la scorrevolezza e la velocità.
Fino al secondo dopoguerra le composizioni in questa forma si contavano sulle dita di una mano; in seguito il folk revival degli anni ’70 e ’80 si è potuto nutrire abbondantemente di hornpipe, approfittando di una notevole fecondità compositiva guidata dal genio di Donald MacLeod.

Nell’ultimo ventennio, trainato dal fermento canadese, si è affacciato un nuovo stile di esecuzione, detto “kitchenpiping”, alludendo alla natura sbarazzina ed informale che lo caratterizza.

In questo contesto le hornpipe fanno la parte del leone, adattandosi alla perfezione alle nuove tecniche, “pele”, glissati, “cross-fingering” e quant’altro.


Pibroch.

Il pibroch è fatto per essere suonato con la cornamusa, la cornamusa è fatta per suonare il pibroch.
E per un paio di secoli almeno, è stato così. Basti pensare che la parola pibroch proviene dal gaelico piobaireachd, che significa: suonare la cornamusa, o ciò che si suona con la cornamusa.

E’ la musica dei clan, un soggetto musicale a sé stante, originale ed unico. Dalla fine del ‘500 al 1746 il pibroch ha scandito le giornate del clan, ha chiamato a raccolta, ha incitato in battaglia, ha pianto i morti, ha celebrato i vivi, ha accolto i nuovi nati.

Dopo la disfatta di Culloden e lo smantellamento delle scuole, ha invece rischiato di scomparire, travolto dalla ceol beag e dalla musica per banda. Ma, soprattutto, dalla scomparsa del tessuto sociale di cui esso si nutriva.
Grazie all’impegno di pochi appassionati, che ha però assunto a tratti caratteristiche dogmatiche mai positive in campo musicale, il pibroch ha saputo sopravvivere a questo momento di oblio, e oggi si ripresenta di nuovo con un crescente interesse ad esso dedicato.

Musicalmente parlando il pibroch è un’aria con variazioni. Attorno ad un tema, presentato in modo nascosto nella parte iniziale del brano detto “urlar”, si sviluppano poi variazioni di crescente complessità, fino a raggiungere un “climax” emotivo e tecnico da cui si fa ritorno all’urlar iniziale, allo scopo di creare un ambito circolare che suggerisce l’idea di infinito.
La particolarità sta nel fatto che i concetti di tonalità e tempo vengono utilizzati in modo non canonico, e la composizione assume una “a-dimensionalità” estremamente suggestiva…

Come controaltare occorre ammettere che l’ascolto risulta in molti casi tutt’altro che intuitivo. Sono giunti fino a noi circa 300 pibroch, oltre ad alcune composizioni moderne in questo stile, poche delle quali davvero interessanti.

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