THUNDERSTRUCK

Il genio di Gordon Duncan non si è manifestato soltanto nella sua grandezza di interprete o nella sua modernità di compositore. Spesso ha rivolto lo sguardo ad altri generi e ne ha tratto ispirazione per arrangiamenti sorprendenti. È il caso di Thunderstruck, brano degli AC/DC diventato estremamente popolare, tra i pipers, proprio grazie alla sua versione. Il cd cui il brano dà il titolo è realizzato in buona parte da opere originali, che confermano le eccellenti doti dell’artista (e che si possono trovare nei due libri A Few Tunes – and Mair e Gordon Duncan’s Tunes). Anche in termini di arrangiamenti di brani tradizionali si riconosce la sua impronta; ma in tutta la sua carriera, sia da solista sia da Pipe Sergeant della Scotrail Vale of Atholl Pipe Band, ogni volta che si è trovato di fronte ad un determinato repertorio, ha sempre cercato un approccio innovativo e originale.

Per ritornare nell’ambito delle sue composizioni, troviamo la stessa voglia di rompere con la tradizione ortodossa e svecchiare il linguaggio musicale, pur rimanendo all’interno delle tipologie ‘classiche’ (march, jig, reel ecc.). Dopo la sua scomparsa, molti talenti sono stati capaci di portare avanti la sua idea: e tra i talenti della nuova generazione troviamo quello Steven Blake che ci ha affascinati, l’anno scorso a Isernia, e che ha anche arricchito le possibilità espressive di un brano introducendo il birl di B – qualcosa che va oltre il mero sfoggio di virtuosismo.

Lo stesso Duncan aveva cercato nuove vie espressive per la GHB, con l’introduzione di varianti nella diteggiatura: in The Belly Dancer due note, B e F, sono segnate in bemolle, e diteggiate di conseguenza. Oppure creava un unico flusso sonoro all’interno della struttura, scandita in parti e frasi, dei suoi brani, e di modificare il tempo all’interno dei brani stessi: è il caso di The 98 Jig, in cui, tra le altre cose, il ritmo di 9/8 si alterna a quelli di 6/8 e di 12/8. Ancora: una forma arcaica e severa come il pibroch, nella sua mente diventa tutt’altro, ed ecco un breve ma intenso Nae Door Pibroch: intenso, sì, con un titolo anche evocativo, ma la storia di questo titolo (di tutto il brano, in verità) è molto meno misteriosa: è la porta d’ingresso della casa di Gordon, Balnauld Cottage, nei pressi di Pitlochry: i padroni di casa avevano promesso di cambiargliela e lui, per risparmiare tempo, smontò quella vecchia: bene, il cottage rimase senza ingresso per parecchi giorni (nae door, niente porta).

Pure la storia del titolo The 98 Jig è curiosa. Il programma di grafica non riusciva a salvare il 9 sopra l’8, come si riporta all’inizio del pentagramma: così i due numeri sono rimasti l’uno accanto all’altro.

Come si vede, Gordon giocava con i suoi tunes e con i titoli: un atteggiamento dissacratore per alcuni, il segno della libertà creativa per molti altri. Come sappiamo, era troppo avanti per i suoi tempi, e questo provocò la sua emarginazione da parte dell’establishment, con tutto quello che ne seguì. Nel corso degli anni il clima è mutato radicalmente: ne è una prova il reel Andy Renwick’s Ferret, diventato talmente popolare (e in un tempo molto breve) da essere registrato, ripreso, arrangiato da più di cento artisti nel mondo.

Il set di cui fa parte si apre con urlar e prima variation di The Battle of the Pass of Crieff, che sfuma su un assolo di snare drum e si conclude con il reel. Anche questo è un segno, in un’epoca non sospetta, della necessità di un cambiamento nel mondo del piping. E la ventata di novità si respira in tutto l’album: basti pensare al già citato The Belly Dancer, dal profumo orientaleggiante (e quegli shakes* che sembrano suoni di nacchere!), o a quando duetta con se stesso in questo stesso brano, nel set comprendente The Raven on the Rock, The Top Tier e More Brandy e altrove; e, all’inizio dello stesso set, alle sonorità rock di Nae Door Pibroch; e ancora (e mi fermo) in Ian Green of Greentrax e The Straloch Turkeys, due brani giocosi e freschi.

Sì, mi fermo: dovrei descrivere uno per uno i brani contenuti dell’album, ma sarebbe inutile. Le parole a volte disturbano: e io, mentre ascolto il cd e preparo questa recensione, ho l’impressione di disturbare il fluire di questa musica. L’unica cosa da fare, per rendere giustizia al suo autore, è godersela fino in fondo, magari ad occhi chiusi.

*Lo shake, o pele, è un abbellimento tipico delle hornpipes, consistente in pratica in un doubling di D, C oppure B seguito da un Low G strike. La versione ‘open’, solo su D, prevede un C strike alla fine.

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About Gianluigi Fanzone

Nasco nel 1970 a Caltanissetta, frequento l'Istituto Magistrale della città e mi trasferisco a Palermo per lavoro. Studio la cornamusa da 13 anni, con alterni risultati.
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0 Responses to THUNDERSTRUCK

  1. says:

    Grazie Gianluigi per la bellissima recensione.

    Thunderstruck fa parte dei numerosi album che quotidianamente ascolto durante le (purtroppo) ore passate in macchina in fila…
    Apprezzo notevolmente lo stile e la pulizia di esecuzione che Duncan metteva nei suoi brani, ma certamente non può passare inosservata l’enorme vena innovativa che ha portato nel panorama della GHB, e che sapientemente hai riportato nella tua recensione.
    Talmente innovativa da venir tacciata quasi come “sacrilega” dai veterani dello strumento come Seamus McNeill, principal del College of Piping ai tempi in cui, durante una competizione del 1993, Duncan arrivò secondo ad una competizione vinta da G.Walker. McNeill si alzò e disse: “se oggigiorno la cornamusa si suona così, mi metto a suonare il violino…”.
    Ed ovviamente Duncan non dimenticò questa frase, tanto da dedicare a McNeill un brano del suo primo album del 1994 “Just for Seumas”.

    Per chi non lo avesse ancora visto, consiglio vivamente il DVD “Back To the Future”, in cui la Vale of Atholl Pipe Band si esibisce suonando molti brani composti da G.Duncan. Uno spettacolo per le orecchie 😉

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