Armando e la brutta notizia

Questa storia di Armando è, purtroppo, una di quelle che non dovrebbero mai essere raccontate. L’affetto per il personaggio principale della vicenda, del quale per ovvi motivi ho cambiato il nome, mi ha spinto a narrarla. La musica in genere è fatta per gli altri, quando diventa fine a se stessa perde il suo senso; mi è sembrato quindi doveroso rendere omaggio nell’unico modo che conosco a chi percorre adesso strade sconosciute, e rendervi partecipi di questa esperienza.

 

 

 

Armando ha un grosso difetto: è molto sensibile. Si preoccupa quando qualcuno ha problemi, a volte si immedesima tanto da entrare nei panni dell’altro e stenta ad uscirne, come certi attori che non riescono più a uscire dal personaggio che interpretano. Ecco, ci sono momenti in cui Armando si trova in questa situazione. E di recente è successo di nuovo.

 

La nuova edizione della Spring School era appena finita. Come al solito, il nostro amico aveva dovuto rinunciare al workshop finale (ma che peccato, quanto ci avrebbe pensato nei giorni successivi) e aveva fatto rientro a casa una sera di domenica, con un mal di testa da impazzire. Certo, un motivo per soffrire così c’era: la sera prima (o meglio, la notte prima… meglio ancora, la mattina prima) si era andato a coricare intorno alle tre e mezza – quattro, dopo il concerto finale della School e soprattutto la sbornia finale al pub vicino al teatro. Certo, si era divertito assai, aveva conosciuto gente nuova e simpatica, ma quel tirare tardi aveva avuto effetti deleteri nel pomeriggio della partenza: imbarcatosi sul volo che lo avrebbe portato in Sicilia, non capì nemmeno quando l’aereo si staccò da terra. E dire che il decollo è il momento che più lo emoziona in un viaggio aereo! Comunque, il malessere era davvero forte. Non diminuì fino a notte tarda, quando finalmente arrivò a casa e andò a coricarsi, dopo sette ore tra viaggio e tempi di attesa di treno, aereo e pullman.

 

Riuscì, tutto sommato, a dormire abbastanza bene, a riposare quel tanto che bastava per riprendere il lavoro. La mattina, infatti, si era alzato fresco quasi come un quarto di pollo. Non poteva immaginare cosa lo avrebbe aspettato a scuola.

 

Sì, perché Armando è un maestro elementare. Quando i bambini fanno i bambini, e non fanno finta di fare gli adulti copiandone sempre, senza eccezioni, gli aspetti peggiori, li adora e passa sopra le loro monellerie, nel senso che le giustifica pur rimproverandoli quando ce n’è bisogno. Varcato il portone della scuola notò una certa freddezza nei visi dell’assistente agli alunni disabili e in una delle addette alla portineria. Salite le scale e arrivato al corridoio, salutò la bidella che rispose con un mezzo sorriso e le chiese se qualcosa non andava; la signora parlava di un problema con il telefono interno, e in quel momento Armando si accorse di alcuni cartelloni appesi alla parete e di un vaso di gigli poggiato per terra. Cercò di capire meglio di cosa si trattava quando sentì la voce della signora.

 

– Maestro, ma lei niente sa? Non lo sa cos’è successo?

 

– No, cos’è successo?

 

– Non lo sa di Fabio, il bambino della quinta B?!

 

Fu a quel punto che leggendo meglio le scritte dei cartelloni e vedendo le foto incollate sopra, capì che quel bambino non c’era più. Se lo era portato via un arresto cardiaco, a dieci anni, mentre giocava con il pallone, sotto casa. Si avvicinarono le altre maestre, anche loro con un’espressione scura in volto. Il fatto era successo alcuni giorni prima, ma Armando era partito e nessuno gli aveva detto nulla. Una collega gli spiegò meglio nei dettagli cosa era successo, e perché non lo avesse avvisato prima, mentre era fuori a studiare alla Spring School. A quel punto, l’unica cosa da fare, per non entrare in un cerchio mentale fatto di dolore, era di prendere l’alunno disabile col quale lavorava dall’inizio dell’anno e farlo studiare, pensando solo a quello.

 

Tornando a casa, e vedendo per la strada le magliette, i fiori, le letterine e i giocattoli appesi nell’inferriata davanti alla quale il bambino era morto, pensò a qualcosa da fare per lui. Sarebbe andato con le altre maestre a portare un fiore al cimitero, sicuramente; ma di altro, al momento, aveva bisogno per quel monello bellissimo e dolce che se n’era andato così. L’unica cosa che poteva fare, da maestro ma soprattutto da piper, era di dedicargli un brano. Così, iniziò la sessione pomeridiana di studio suonando ‘My Home’ per lui, solo per Fabio. Fu il modo meno carico di emotività per ricordarlo, io stesso lo capii quando Armando mi parlò di questo fatto, con la voce che gli si incrinava. E mi disse anche che, pur non ripassando da tempo quella slow air, non gli era venuta mai così bene.

 

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LE PRIME TRACCE …

 

ripubblicazione

Inizia il nostro percorso nella “storia” delle Pipe Band

 


 

tratto dall’opera “The Great Highland Bagpipe” cd-rom n.3 – per gentile concessione degli autori


atto 1° : Il concerto di Hyde Park del 1803

 

:

Il giornale “Edinburgh Courant” del 3 novembre 1803 riporta la cronaca di un concerto della banda di cornamuse e tamburi dei volontari della milizia “Loyal North Britons” , tenutosi alcuni giorni prima a Hyde Park, Londra.

Il giornale riporta anche alcuni dettagli relativi all’esibizione:
la banda eseguì alcuni brani popolari dell’epoca, tra cui “Over the Hills and Far Away“.

Il concerto ebbe un grande successo di pubblico che accolse l’esibizione con grandissimo calore, probabilmente dovuto anche all’ondata di crescente patriottismo marziale che la minaccia napoleonica stava suscitando nelle isole britanniche.

A conoscenza dello scrivente, si tratta della prima testimonianza storica in cui si fa esplicito riferimento a una banda composta da cornamuse e tamburi (Pipes & Drums).

Esistono però anche altre fonti precedenti dalle quali si potrebbe dedurre indirettamente che una formazione di cornamuse e tamburi fosse stata adottata in ambito militare già qualche tempo prima.

Ad esempio, i risultati della gara di piobaireachd della London Highland Society del 1797 riportano quale terzo classificato tale Donald MacNab, Pipe-Major del 4° rgt, Breadalbane Fencibles, il che lascerebbe intendere che l’unità in questione avesse già all’epoca inquadrato in una struttura di tipo Pipe Band i propri piper.

(continua)

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BOB WORRALL

BOB WORRALL – Burlington, Ontario

Bob Worrall è stato Istruttore Capo per  l’ Highland Musical Arts School sin dalla nascita di quest’istituzione risalente al 2000. Bob è uno dei principali insegnanti, giudici e musicisti di tutto il Nord America.

Prima di abbandonare le competizione nel 1983, Bob ha vinto il North American Professional Championship per ben sette volte e ha detenuto per 12 anni sui tredici di carriera competitiva l’ Ontario Championship Supreme Title.

Nel 1977 Bob ha vinto entrambi gli eventi  March and the Strathspey/Reel al Northern Meeting di Inverness, Scotland.

Altamente richiesto come giudice nelle più grandi competizioni internazionali (Argyllshire Gathering in Oban, Cowal Championships in Dunoon, Cowal and Ulster Championships.  Bob è inserito nella lista dei senior adjudicators presso la Piobaireachd Society ed è qualificato sia per le competizioni di  piobaireachd che di light music.  Nel 2000 ha prestato il servizio di giudice al  Bratach Gorm in London,  diventando il primo giudice proveniente dall’estero ad essere chiamato per uno tra gli eventi più importanti nel campo del solo piping.

Le composizioni di Bob Worrall compaiono in diverse collezioni di musica. Ha pubblicato The International Collection of Highland Bagpipe Music, Books 1 & 2

 

BOB WORRALL – Burlington, Ontario

Bob Worrall has been Chief Piping Instructor for the Highland Musical Arts School from its inception in 2000.  He is one of North America‘s leading teachers, adjudicators and performers.  Prior to retiring from competitive piping in 1983, Bob won the North American Professional Championship an unprecedented seven times, and held the Ontario Championship Supreme title for 12 of his 13 years in professional competition.  In 1977, he was winner of both the March and the Strathspey/Reel events at the Northern Meeting in Inverness, Scotland.

Bob is highly sought after as a teacher, both for bagpipe workshops and private tuition, and he presents recitals throughout North America and elsewhere.  All of this has taken him, in recent years, to 35 states in the U.S., coast to coast in Canada, to Uruguay, Brittany, South Africa and Scotland.

Last August Bob adjudicated piping events at the Argyllshire Gathering in Oban, Scotland.  Along with another Canadian, Bob was the first overseas adjudicator ever selected for this prestigious event.  Bob also served on the judges’ panel for solo events at the 2006 Cowal Championships in Dunoon, Scotland, and for events at the World Pipe Band Championships in Glasgow.  His judging background includes previous Cowal and Ulster Championships and the national pipe band championships in New Zealand.  Bob is on the panel of senior adjudicators for The Piobaireachd Society, qualified for both piobaireachd and light music.  In 2000 he judged the Bratach Gorm in London, becoming the first overseas adjudicator ever invited to judge a major solo event in the U.K.

Bob’s compositions appear in several contemporary piping collections.  He has published The International Collection of Highland Bagpipe Music, Books 1 and 2.  Publication of a third book is planned.  He has recorded “The Classical Bagpipe”, was included on the Lismor recording, “An Evening of Champions”, and is featured, along with Willie McCallum, in Volume 1 of The Piping Centre’s 1997 recording series.

After touring with the stage band for the dance production “Immrama”, he has been performing with the group “Scantily Plaid”.  This venture has helped highlight his skills, not only as a Highland piper, but also as a performer on the Scottish small pipes and reel pipes.  The group released its title album in 2001, and has performed in South America, France, Scotland, Canada and the U.S. in recent years.

Back in Ontario, Bob has chaired the Music Board for the Pipers’ and Pipe Band Society of Ontario and coordinates the annual George Sherriff Memorial Invitational Competition, which showcases North America‘s top amateur pipers.

An educator by profession, Bob retires this year as chair of the Social Science department and Coordinator of Student Activities at Queen Elizabeth Park School in Oakville, Ontario.

 

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I COMPITI DEL PIPER MILITARE

Le funzioni del piper nel reggimento

In tutti i reggimenti scozzesi il  piper è chiamato a suonare tutti brani che scandiscono la vita quotidiana dell’unità.

Ciò avviene regolarmente in caserma, quanto più spesso possibile nei campi e in accantonamento nei pressi delle zone di operazioni.

Di seguito  sono riportati i brani usati in ciascun reggimento.

Oltre ad annunciare tutti i momenti principali della vita quotidiana dei suoi commilitoni,  il piper ha anche funzioni  operative che variano da reggimento a reggimento. Nei reggimenti di cavalleria o di fanteria corazzata i piper hanno un proprio carro al cui comando c’è il Pipe Major. Nei reggimenti di  fanteria aviotrasportata o di fanteria leggera, i piper costituiscono una squadra di specialisti, in genere   addetti all’arma pesante di supporto.

Il principio adottato da tutti gli eserciti moderni di suddividere gli uomini in gruppi operativi semi indipendenti trova una sua applicazione ideale tra i piper, che sono abituati al lavoro di gruppo all’interno della pipe band e che pertanto si adattano automaticamente e naturalmente alla organizzazione della squadra o del plotone.

La figura del piper nel reggimento

Anche nell’Esercito Britannico del terzo millennio il piper continua ad essere una figura importantissima. Il suo ruolo è duplice: come soldato svolge tutti i servizi ordinari collegati al proprio grado e  qualifica,  e come piper è chiamato a suonare in tutte le occasioni formali.

La duplice funzione di soldato e musicista è stata probabilmente l’ancora di salvezza che ha consentito la sopravvivenza dei piper nei reggimenti Scozzesi  a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 del XX secolo, periodo in cui l’Esercito Britannico ha sciolto numerosissime bande reggimentali i cui componenti erano invece musicisti puri.

Oggi il piper è una figura di prestigio per il reggimento e un personaggio amatissimo da tutti i suoi componenti, soldati ed ufficiali.

Il piper essendo innanzitutto un soldato è partecipe e consapevole della routine, delle durezze e delle difficoltà del mestiere delle armi, per cui i soldati lo considerano innanzitutto un proprio simile e commilitone.

La sua funzione musicale e cerimoniale aggiunge una dimensione storica, quasi leggendaria, oltre a rappresentare una vera e propria risorsa per il reggimento. Per questo viene considerato un personaggio della massima importanza nel reggimento ed è l’oggetto di una affetto possessivo e profondo.

Se per l’autore è estremamente difficile riuscire ad illustrare il tipo di atteggiamento che i soldati scozzesi hanno nei confronti dei piper del proprio reggimento, può forse essere d’aiuto al lettore cercare di immaginare il tipo di considerazione che gli uomini di un clan  del XVIII secolo avevano per il proprio piper.  Il piper di un reggimento scozzese del 3° millennio, che in un qualche modo ne è l’erede dirette, gode anche di una considerazione simile. 

L’inquadramento del piper nel reggimento

Un giovane che oggi si arruolasse in un reggimento scozzese e che, superato l’addestramento di base, volesse intraprendere la carriera di piper verrebbe innanzitutto sottoposto a un esame da parte del Pipe Major per valutarne  capacità e potenzialità. Il Pipe Major è responsabile della pipe band, ne è il sottufficiale in comando e, in collaborazione con il Drum Sergeant e il Drum Major, ne cura l’addestramento sia musicale che militare.

Una volta superato il primo  esame con il Pipe Major  reggimentale, l’aspirante piper viene inviato alla Army School of Piping and Drumming per intraprendere un corso al termine del quale può finalmente fregiarsi del titolo e della qualifica di Army Piper. Poichè i corsi presso la Army School hanno una priorità secondaria rispetto alle esigenze logistiche e operative dell’unità di appartenenza, non è detto che l’aspirante piper possa frequentarlo all’inizio della propria carriera militare. Nelle more, il militare potrà anche suonare nella pipe band e sarà responsabilità esclusiva del Pipe Major occuparsi  dell’insegnamento.  In effetti, non essendo la qualifica di piper associata a particolari aumenti di paga o di carriera, questo secondo scenario è il più comune.

Poichè, però, per accedere al grado di Pipe Major che, ricordiamo, è gerarchicamente di sottufficiale superiore (il nostro maresciallo) è necessario aver pirma completato il corso di piper, si capisce come i soldati debbano primo o poi seguire il corso di piper nel corso della propria carriera.

Una volta che un Army Piper abbia una sufficiente anzianità di servizio, può frequentare il corso di Pipe Major presso l’Army School, al termine della quale si sarà diplomato Pipe Major ma non potrà ottenere questo grado finchè non si sarà materialmente avuta una disponibilità per l’ambita posizione, ad esempio per pensionamento o congedo di un Pipe  Major in servizio.

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PIPE BANDS of SCOTLAND

                                            

 

La verità è che siamo troppo viziati. La verità è che quando vediamo i nomi della Simon Fraser University, della 78th Fraser Highlanders, della St. Laurence O’ Toole, ci si annebbia la vista e cadiamo in estasi, se ci va bene, con un’espressione inebetita nel volto e un tremore interno che ci squassa.

(Per inciso, trattandosi di una recensione, sto parlando di quando vediamo questi nomi sulla copertina di un cd. Figuriamoci quando abbiamo l’opportunità di vederli dal vivo.)

Qual è il problema? Che accanto a questi grandi nomi, ce ne sono altri che un loro significato, spesso, ce l’hanno, ma che a volte circolano ai margini del mercato. Complice il titolo di molti cd singoli, ‘Pipes and Drums of Scotland’, che dice tutto senza dire niente.

La ARC Music è una casa discografica britannica che, come altre nel mondo, si occupa di musica a 360 gradi. Nello specifico nostro, il suo catalogo è ricco di produzioni le cui protagoniste sono pipe bands di diversa estrazione (costituite da militari in servizio, veterani in congedo, corpi di polizia ecc.). Bene, se dovessimo fare una distinzione tra le numerose proposte del mercato, dovremmo mettere in una categoria extra album come Terra Incognita, Live ‘n Well o i due volumi di On Home Ground, in una prima categoria questi di cui sto parlando, in una seconda quelli che (magari con arrangiamenti alla zum-pa-pa) vogliono offrire, in salsa commerciale, alcuni straclassici e brani di musica leggera, creati per tutt’altro tipo di uditorio.

Per fortuna, conosco pochi esempi di questo tipo.

Il neo di questa classificazione è che questi dischi si pongono ad un livello intermedio che non vuol dire assolutamente ‘prodotto di scarso valore’, ma che a noi (abituati male, come dicevo all’inizio) genera un poco di diffidenza. E non è sempre un bene. Perché, per esempio, alcune delle pipe bands rappresentate sono di grado 2 e hanno gareggiato a numerose competizioni compresi i Worlds, raggiungendo risultati dignitosi nella propria categoria. Oppure perché, nel loro piccolo, cercano di uscire fuori da una certa visione stereotipata proponendo brani di compositori moderni, tra cui i nostri amici Bruce Gandy, Michael Grey e Allan McDonald.

Ma non sempre, ahimè, ci riescono.

                                         

 

Ho per le mani il cd della Pride of Murray Pipe Band, l’ultimo dei sei che ho comprato. Guardo la track list e vedo diversi straclassici di cui ho già parlato (giusto per citarne alcuni, Wings, Marie’s Wedding, Rowan Tree tra le 4/4; Green Hills e When the Battle Is Over tra le 3/4; le airs Flower of Scotland, Highland Cathedral e Skye Boat Song; e le 6/8 Cock o’ the North, Farewell to the Creeks, Leaving Port Askaig), e mi interessa avere una versione dei brani che suono anch’io (suono… oddio, che parola grossa…); ma quando ascolto, la band non è omogenea, e qualche piper, di tanto in tanto, sbaglia pure. Poi mi accorgo che questi brani sono presenti in altri due cd della stessa serie.

Lo vogliamo chiamare pacco? Non esageriamo: in una serie di incisioni meno attenta alle sperimentazioni artistiche di altre bands e di altre case discografiche (Greentrax prima tra tutte), è pressoché fisiologico trovare qualcosa di artisticamente (e tecnicamente) meno valido.


                                          

 

Gli altri cd, infatti, sono ben più vitali nell’esecuzione, meglio curati nel suono; le compagni sono meglio assortite, e in un caso (The Police Pipe Bands of Scotland) si può fare un confronto tra cinque gruppi (Tayside, Grampian, Strathclyde, Lothian & Borders, Dumfries & Galloway Constabulary), ognuno con una sua fisionomia ben identificabile.

Per dire, la Strathclyde Police è stata vincitrice dei Worlds nel 1976, 1979, ininterrottamente dal 1981 al 1986 e poi di nuovo dal 1988 al 1991.

Poi, sbucano fuori le Scots Guards con Spirit of the Highlands, e ti si apre il cuore ancora di più. Un po’ perché il set di apertura è preso con disinvoltura e piglio sicuro (e va avanti così fino all’ultima nota dell’ultimo brano dell’ultimo set), un po’ perché… beh, le Scots Guards sono sempre le Scots Guards.


                                           

 

Il reggimento di appartenenza è stato istituito nel 1642 da Archibald, primo Marchese di Argyll, per volere di re Carlo I. Le prime notizie certe di pipers al suo interno risalgono al 1670, quando in un documento si fa cenno alla paga di un company piper. Nel 1853 viene nominato il primo Pipe Major, dando così origine alla struttura moderna della pipe band reggimentale. Oggi, questa comprende sedici membri, tra pipers e drummers, utilizzati sia per mansioni cerimoniali che per il servizio attivo. Le aspettative nei loro confronti, sia in qualità di pipers che di militari, sono sempre alte, e non sono mai state tradite: far parte di questa pipe band è considerato un grande onore. All’epoca di questa incisione (2008), il P/M era Brian Donaldson, vincitore di due Gold Medals, Clasp, March-Strathspey-Reel a Oban, Inverness e Blair Atholl, Bratach Gorm a Londra e altro ancora. Scusate se è poco…

                             

       

Clan Sutherland e Beeston sono due bands dignitose, che fanno bene il loro lavoro anche se non sempre raggiungono vette di genialità; ma il guaio è sempre quello: siamo stati abituati male. Prodotti di questo genere sono comunque soddisfacenti per iniziare, ma possono anche andare bene per incrementare la nostra collezione, accanto ai ‘grandi album’. Tra l’altro, fino a poco tempo fa (purtroppo), il catalogo comprendeva anche cd dei Queen’s Own Highlanders e un’incisione dedicata agli Young Scottish Pipers, con personaggi del calibro di Chris Armstrong, Fred Morrison, Anna Murray, Rory Campbell e altri, alle Highland e alle Border Pipes.

Il repertorio di questi sei cd, e degli altri in catalogo, è abbastanza ampio (come genere, viene escluso solo il pibroch), ma se non si sta attenti si rischia la ripetizione. Scotland the Brave, per esempio, è presente in quattro album, la coppia Green Hills – Battle Is Over in tre (con l’aggiunta di Lochanside in due occasioni), e lo stesso per Sheepwife, Raigmore, Rowan Tree e Leaving Port Askaig; poi, Highland Cathedral, Amazing Grace, Wings, Bluebells of Scotland, Flower of Scotland, Farewell to the Creeks, Glendaruel Highlanders, Cabar Feidh, Lord Alexander Kennedy, Dr McInnes’ Fancy, Mac an Irish in due. Disseminati qua e là, brani, ben consolidati nei repertori, che noi conosciamo bene e che, magari, almeno una volta nella vita abbiamo pensato di voler eseguire: Glasgow City Police Pipers, Mason’s Apron, Maggie Cameron, Arniston Castle, Pretty Marion, Duncan Johnstone, Susan McLeod.

Chiedo scusa se vi ho annoiati con questo lungo elenco, ma era per evidenziare il carattere, per certi versi più ‘popolare’, delle scelte musicali. La cosa, comunque, in sé non è un male: avere due o tre di questi cd, e ascoltarli di tanto in tanto, non ci farà sentire in colpa, anche quando dovremmo metterli accanto a un capolavoro come The Ladies From Hell.

Eccovi delle notizie su alcune bands presenti nella serie:

Beeston & District: fondata nel 1965, ottiene il passaggio al Grade 3 nel 1970 e al Grade 2 cinque anni dopo; nel 1974 vince lo Scottish e il Cowal Championship. Nel 2006 vince il titolo di Champion of Champions in entrambe le categorie Piping e Drumming.

Clan Sutherland: nasce nel 1988 e attira numerosi pipers provenienti dal sud dell’Inghilterra. Nella sua breve vita (viene sciolta nel 1999) colleziona, tra gli altri, il titolo di Champion of Champions della RSPBA, Grade 2. Nelle sue fila ha partecipato Chris Apps, che ha dotato la band delle proprie ance.

Grampian Police: con il nome di Aberdeen City Police Pipe Band, nasce nel 1907 e assume la denominazione attuale nel 1975, in seguito alla riorganizzazione dei due corpi, Aberdeen e Scottish North Eastern Counties Constabulary. La band viene invitata al novantesimo compleanno della Regina Madre nella sua residenza privata, nel 1991. Nello stesso anno vince il primo premio ai Worlds e viene promossa al Grade 2; per i tre anni successivi vince agli Scottish, British, European e Cowal Championships e approda al Grade 1 nel 1995; verrà retrocessa al 2 solo dieci anni dopo.

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DAL 1982 AD OGGI

La guerra del 1982 con l’Argentina per il possesso delle isole Falkland vide impegnata una piccola forza di spedizione anfibia che comprendeva uomini scelti provenienti da diverse unità. Tra questi vi erano uomini delle Scots Guards e, ancora una volta, i soldati scozzesi andarono in guerra con i propri strumenti tradizionali.

La guerra delle Falkland arrestò sul nascere tutti i progetti di riduzione delle forze armate che il governo conservatore del premier Margaret Tatcher stava valutando. Dopo  numerose operazioni di privatizzazione in altri settori per ridurre il deficit pubblico, l’attenzione del governo si stava spostando sull’esercito per ridimensionarne la struttura ed operare così altri tagli alle spesa pubblica.

Il successo folgorante riportato nel remotissimo teatro delle Falkland causò un rinnovato interesse ed affetto per l’esercito da parte della popolazione, e così salvò l’esercito britannico da un drastico ridimensionamento, che sembrava ormai inevitabile.

Dopo le Falkland l’esercito britannico è stato impegnato in numerose operazioni di pacificazione, come in Kossovo, e  nei due conflitti in Irak, nel 1991 e nel 2003-2004.

E’ stato proprio in Irak che i piper hanno di nuovo fatto sentire il suono della cornamusa in azione. Nel 1991 il carro armato dei piper degli Scots Grey attraversò il deserto del Kuwait diretto al confine Irakeno con un piper che suonava sulla torretta, e nel 2004 il Pipe Major Scott Taylor ha suonato ponendosi alla testa di una colonna di corazzati del proprio reggimento che stava per entrare nella zona “calda” di Fallujha.

L’iniziativa di Taylor rappresenta un’azione di grande impatto in uno scenario di conflitto del terzo millennio, sopratutto in considerazione che è avvenuto in aperta violazione dei regolamenti militari. Probabilmente Taylor intendeva compiere un gesto di grande impatto mediatico, ed in questo è stato certamente sostenuto e coperto dai propri superiori

Questi ultimi impieghi operativi, infatti, non hanno comportato per l’Esercito Britannico una grossa ricaduta positiva in termini di pubblicità e di popolarità come era avvenuto per la campagna delle Falkland. 

Così il governo del primo ministro Tony Blair sta portando avanti un programma di drastico ridimensionamento delle forze armate, nell’ambito del quale i reggimenti scozzesi verrebbero pesantemente colpiti. Il progetto prevede infatti l’unione di tutti i reggimenti Scozzesi di fanteria esistenti, Lowland e Highland, che darebbero vita a una super-unità Scozzese indifferenziata.

Questo porterebbe di fatto alla disintegrazione delle tradizioni secolari di ciascun reggimento. Per quanto riguarda le pipe band reggimentali, i progetti del gabinetto Blair sono confusi e contraddittori.

Finora sono state prospettate le soluzioni più varie, dalla formazione di un’unica grande pipe band  alla salvaguardia delle singole pipe band, con tutte le soluzioni intermedie possibili e immaginabili.  Qualora questo progetto di ridimensionamento dovesse essere portato a compimento, il rischio di un colpo di grazia  per l’intera scena del piping nell’ambito dell’Esercito Britannico appare quanto mai concreto.

In attesa  di conoscere la propria sorte, i piper continuano a svolgere il proprio servizio come sempre.

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l’ANCIA DEL CHANTER – 1

Desidero ringraziare il nostro caro amico Rory Grossart e la MG Reeds per averci messo a disposizione i testi e le immagini contenuti in quest’articolo e in quelli che seguiranno aventi ad oggetto l’ancia del chanter e quelle dei bordoni.

I say a huge thank you to our dear friend Rory Grossart and to MG Reeds for all the contents of this feature, and of the following ones, concerning the pipe chanter reed and the drones reeds.


(Rory Grossart)

Chanter Reed : Criteri di scelta e Manipolazione

Step 1 : la scelta dell’ancia

Al momento della scelta dell’ancia è preferibile optare per un’ancia che sia un pò più dura rispetto la vostro ordinario livello di confort; un’ancia nuova tenderà ad indebolirsi leggermente non appena che sia stata utilizzata ed abbia assorbito un minimo d’umidità.

Step 2 : la preparazione dell’ancia

Ogni ancia realizzata in canna richiede l’assorbimento di una qualche quantità di umidità prima di dare il meglio di sé.

Senza l’assorbimento della giusta dose d’umidità le note della mano alta tenderanno ad essere leggermente più alte e il suono ad essere “sottile”.

L’assorbimento del giusto livello di umidità incrementerà la risposta dell’ancia e faciliterà il bilanciamento delle note prodotte dalla mano alta.

Al fine di far assorbire all’ancia un minimo di umidità prima di procedere al “setting up” del chanter, è preferibile che, prima d’ogni cosa, per circa 5 minuti ci si limiti semplicemente a soffiare attraverso l’ancia dalla parte aperta dello “staple” (tubicino di rame), questa semplice operazione sarà sufficiente a reidratare l’ancia e a prepararla in modo conveniente per procedere al “set up” iniziale.

Step 3 : l’inserimento dell’ancia nel chanter

Inserire l’ancia nell’apposito “seat” del chanter assicurandocisi che l’ancia sia inserita nella sua sede in modo fermo e non risulti “ballerina”. A seconda della manifattura del chanter potrebbe essere necessario aggiungere o rimuovere un certo quantitativo di filo sulla/dalla parte terminale dello “staple”.

Quando si effettua quest’operazione sia abbia cura che il capo terminale del filo non finisca all’interno dello “staple” e che la parte terminale di esso sia coperta dal filo al fine di evitare il contatto diretto tra il tubicino di rame e le pareti del “seat” del chanter.

Step 4 : il bilanciamento dell’ancia

Una volta inserita per bene l’ancia nel suo alloggiamento, sofiate a bocca il chanter al fine di verificare l corretto bilanciamento tra le note Low  A e High A, l’ancia dovrà essere infilata più a fondo nel chanter per alzare il pitch o dovrà essere leggermente estratta dal seat per abbassare il pitch.


IMPORTANTE :
QUANDO SI EFFETTUANO QUESTE OPERAZIONI  NON BISOGNA AFFERRARE MAI L’ANCIA PER LE “LAME” TERMINALI. TUTTE LE OPERAZIONI DEVONO ESSERE EFFETTUATE AFFERRANDO L’ANCIA ESCLUSIVAMENTE PER LO “STAPLE”.

Per ogni tipo d’ancia è bene tener conto che innalzare il pitch inserendo più a fondo l’ancia nel chanter comporterà che le note della mano alta tenderanno ad “alzarsi” in misura molto più sensibile rispetto a quelle della mano bassa mentre, tirando fuori l’ancia dal chanter comporterà l’effetto contrario : le note della mano bassa tenderanno ad “abbassarsi” in misura molto più sensibile rispetto a quella della mano alta.

Step 5 : manipolazione “delicata” per ottenere una scala corretta

Una volta ottenuto il corretto bilanciamento delle due note di riferimento (Low A e High A) ed ottenuto il pitch corretto, a questo punto è raccomandabile procedere solo ad altri pochi e delicati interventi di manipolazione al fine di ottenere una scala corretta.

Non è raro per un’ancia nuova avere inizialmente alcune note legermente più basse del dovuto. In particolare ciò accade con le note C e F, a volte la nota F presenta anche  un leggero “double tone”. Tale situazione è determinata dall’allargamento dell’apertura delle labbra dell’ancia dovuta alla disidratazione dell’ancia e tenderà a sparire non appena l’ancia sia stata “soffiata” per un po’ ed abbia assorbito la sufficiente quantità di umidità.

Una leggera “schiacciatina” dell’ancia in corrispondenza del “sound box”, appena al di sopra dello “staple” provocherà l’innalzamento del pitch di queste note e porrà rimedio ad ogni problema di “double tone” della nota F.

Bisognerà comunque tenere bene a mente che l’operazione appena descritta comporterà anche l’innalzamento del pitch di tutte le altre note. Ogni nota che dovesse, di conseguenza, risultare troppo alta dovrà essere ricondotta al giusto pitch mediante l’applicazione di un po’ di nastro adesivo in corrispondenza della parte superiore del foro posto al di sotto della nota suonata.

Step 6 : il rodaggio dell’ancia

Durante la successiva settimana o due (ciò dipenderà dalla frequenza con cui si suona) l’ancia dovrebbe essere suonata per effettuarne il “rodaggio”. In considerazione del fatto che avremo avuto cura di selezionare un’ancia leggermente più dura della nostra soglia di confort e a causa della reidratazione della canna, potremo accorgerci che l’ancia tende ad essere leggermente più dura e ad avere un pitch leggermente più basso. Ciò è del tutto normale!

Per ricondurre l’ancia all’interno della “zona di confort” si potrà applicare una leggera pressione (è sufficiente che le labbra dell’ancia si incontrino) appena al di sopra del “sound box” e mantenere la posizione per circa 30 secondi.

La situazione descritta si presenterà più frequentemente nel corso dei primi giorni di utilizzo dell’ancia.

Step 7 ulteriori manipolazione … se proprio necessario!

Una volta che l’ancia è stata rodata potrà, in qualche caso, rendersi necessario qualche ulteriore intervento di manipolazione.

Fate attenzione: non cercate di “rendere migliore” un’anca che già è buona !

A questo punto l’ancia dovrebbe già risultare assolutamente confortevole da suonare, avere una buona risposta ed essere ben bilanciata; le note dovrebbero essere tutte giusta a seguito dell’applicazione del nastro adesivo e, quindi, tutto dovrebbe essere lasciato così com’è.

Non ci sono segreti nella manipolazione dell’ancia del chanter è però importante avere ben presente che ogni intervento comporta effetti multipli.

Una parola d’avvertimento : a questo punto è molto facile “distruggere” l’ancia per cui abbiate cura di aver maturato la giusta esperienza prima di affrontare le prossime e pericolose operazioni!

Ma queste operazioni le esamineremo in un prossimo articolo.

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Dal 1945 al 1982

La seconda metà del ‘900 è segnata in maniera profonda dalla guerra fredda tra le forze del Patto Atlantico e quelle del Patto di Varsavia.

Mentre il mondo tratteneva il fiato sotto la minaccia atomica, la Gran Bretagna viveva una trasformazione  memorabile che la portò nel volgere di pochi anni  dalla fine della Guerra a perdere tutte le proprie colonie che, ad una ad una, ottenevano l’indipendenza, a volte a costo di grandi scontri  politici e stravolgimenti sociali.

I reggimenti scozzesi furono impegnati  in ogni angolo del pianeta , sia in missioni militari sotto l’egida della NATO come in Corea o in Kenia , sia  nelle varie ex-colonie che man mano si staccavano dal governo di Londra, spesso per garantire che la delicata fase di transizione non si risolvesse in conflitti interni.

Parallelamente agli impegni in armi, le bande reggimentali erano richiestissime in tutto il mondo per esibirsi di fonte al pubblico internazionale.

Una delle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, infatti , fu la presenza per periodi più o meno prolungata dei reggimenti scozzesi in tutti i paesi  in cui   furono impegnati in combattimento.

In questo modo il suono delle cornamuse arrivò in paesi come l’Italia, la Germania, il Nord Africa, il Medio Oriente, associato ai momenti della gioia e della liberazione.

L’effetto fu potentissimo, amplificato dai mezzi di comunicazione cinegiornalistici che crearono una vera e propria icona di un’epoca  nel riproporre le sequenze delle truppe scozzesi che fanno il proprio ingresso al suono delle bande reggimentali nelle varie città liberate,  tra due ali di folla in delirio.

Questo incremento di notorietà rese i reggimenti scozzesi con le proprie pipe band una potente macchina pubblicitaria e propagandistica  autoalimentata, di grande valore sopratutto negli anni della guerra fredda. Il numero di turnèe, dischi , incisioni, concerti, competizioni aumentò vertiginosamente.

Nel 1972 due antichi e gloriosi reggimenti di cavalleria, gli  Scots Dragoons e i 3rd Carabiniers, vennero fusi in unico reggimento, oggi noto come Royal Scots Dragoon Guards o con il soprannome di sempre: “Scots Greys”. La banda dei Carabiniers e la pipe band  degli Scots Greys studiarono per l’occasione un arrangiamento particolare di “Amazing Grace” che non solo fu eseguita in maniera impeccabile durante la cerimonia, ma fu incisa su disco a 45 giri e distribuita in molti paesi.

Il disco ebbe un succeso incredibile, conquistando il primo posto nelle classifiche britanniche, il quinto in quelle statunitensi e piazzandosi al primo posto nelle classifiche di molti altri paesi del Commonwealth, come Australia, Canada e Nuova Zelanda.

Il reggimento si guadagnò meritatamente un disco d’oro, che oggi è esposto nel museo reggimentale, nel castello di Edinburgo, accanto ai trofei più marziali conquistati a Waterloo, nelle Fiandre  e in Normandia.

Se si considera che l’anno di formazione della prima associazione per pipe band negli Stati Uniti sembra essere il 1964, un anno dopo  una famosa turnèe dei pipes and drums del Black Watch negli USA, si comprende come l’attività delle bande reggimentali sia stata cruciale in questo periodo per diffondere la conoscenza e la passione per questo strumento.

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LA SCELTA DELLA SACCA

Probabilmente l’errore più comune commesso dai piper è di scegliere sacche troppo grandi per loro.


Gli elementi che determinano la scelta delle dimensioni della sacca sono: la lunghezza complessiva del braccio, la forma del torace e la tecnica del soffio.

Se riscontri di avere qualche difficoltà ad impugnare in modo confortevole il chanter o di avvertire una considerevole pressione da parte della sacca verso la parte interna del braccio, probabilmente la sacca che usi è troppo grande per le tue caratteristiche fisiche.

Nel corso degli anni un considerevole numero di pipe band hanno scelto sacche di piccolo dimensione a prescindere dalla taglia dei singoli piper.

Adottare sacche di piccole dimensioni significa meno aria, meno aria significa ottenere dei cut off più semplici. E’ pur vero però che le dimensioni della sacca possono influire sulla qualità tonale della cornamusa, cosa questa che può essere di grande importanza per il piper.

Alcuni piper affermano che una sacca di grandi dimensioni assicura una migliore risonanza ed una maggiore qualità di suono; altri sostengono che con una sacca larga la frequenza del soffio si riduce in modo considerevole.


Il metodo migliore per determinare quali siano le dimensioni ideali della TUA sacca consiste semplicemente nel provarne alcune di diverse dimensioni.

Al di fuori di ciò, è sempre utile chiedere consiglio al proprio insegnante, pipe major o rivenditore di fiducia,

A prescindere dalle dimensioni e dalla forma della sacca, esistono altri argomenti che dovrebbero influenzare la tua scelta al momento dell’acquisto.
Ovviamente uno di questi argomenti è il budget di spesa che ti sei assegnato.


Un altro punto molto importante riguarda il problema della produzione di condensa (sei un soffiatore “umido”? Le tue sessioni di studio sono molto lunghe? Suoni tutti  i giorni e/o più volte al giorno?).

Se la condensa costituisce per te un problema, allora una sacca di pelle di pecora o una sacca sintetica di ottima qualità dotata di zip (ed eventualmente di un water trap o di un sistema di controllo della condensa) possono essere una valida soluzione.

                          

In caso contrario, è preferibile orientarsi verso una sacca sintetica, possibilmente dotata di zip.

        

La comodità della zip è del tutto evidente e, ormai, non vi sono più controindicazioni. Le sacche sintetiche attualmente in produzione possono essere considerate di seconda, se non terza, generazione e, a parte qualche raro difetto nel materiale o nella manifattura, sono tutte a tenuta perfetta e resistenti e, comunque, sono assistite da generose condizioni di garanzia che offrono al piper la sostituzione della sacca difettosa.

E’ capitato di recente che una sacca sintetica in dotazione ad una cornamusa acquistata presso il nostro API-SHOP abbia mostrato preoccupanti segni di cedimento in corrispondenza del collarino siliconico che trattiene uno degli stock.

Ebbene il produttore, nel giro di meno di due settimane dalla veriica del problema, non solo ha provveduto alla sostituzione della sacca ma, a titolo di “scuse”, ha fornito una sacca con zip in luogo di quella senza zip in precedenza offerta in dotazione.

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WINTER STORM 2012 – Kansas City

The Winner of the Gold Medal

Prologo

Lo scorso 13, 14 e 15 gennaio si è tenuto a Kansas City, il meeting internazionale “Winter Storm” al quale hanno avuto l’onore di partecipare ben tre Italiani.

Questi “fortunati” sono stati: il Maestro Piero Ricci e la sua zampogna, il Presidente dell’Associazione Piper Italiani Avv. Duilio Vigliotti ed uno studente Italiano di Great Highland Bagpipe, Mosè Giaretta, gli ultimi due in attuazione del programma di scholarship in essere tra l’API e il Midwest Highland Arts Found di Kansas City..

(tutte le foto sono nella “gallery”) 

Dal diario di Mosè…

Il mio viaggio ha avuto inizio la mattina dell’undici gennaio con il volo delle 6.30 che da Venezia mi avrebbe portato all’aeroporto di Roma-Fiumicino, dove al Terminal 5 (terminal dal quale partono i voli per gli USA) alle ore 8.30 avevo appuntamento con il presidente.

Fortuna ha voluto che raggiungere questo terminal sia stato più facile dell’odissea dipinta nei siti Internet e ben presto sono arrivato al mio appuntamento.

Il presidente e il maestro Ricci mi aspettavano già e, dopo le presentazioni di rito, ci siamo avviati al banco della US Airways per il check-in e i controlli di rito prima del volo.

Il primo scalo in terra statunitense previsto in itinerario era la città di Philadelphia che avremmo raggiunto dopo ben dieci ore di aereo!

Durante il viaggio, seduto accanto al finestrin,o ammiravo il paesaggio: la Corsica e la Sardegna, la Spagna ed infine l’oceano. Dopo il pranzo servito dalle hostess, una dormita e poi una lunga chiacchierate con il maestro Ricci sulla zampogna.

Il maestro mi racconta di come sia difficile gestire tre chanter mentre si esegue un brano e di come, da appassionato e artigiano, costruisca personalmente le zampogne per sé e per pochi altri musicisti:

“sono riuscito a migliorare lo strumento aggiungendo fori e chiavi per incrementarne il numero di note, in questo modo ho permesso ad uno strumento povero di ampliare leggermente il suo repertorio… ma non voglio eccedere e stravolgerlo” mi spiega .

“Sai…” mi dice ancora, “suono molti altri strumenti ma l’originalità di questo strumento mi ha dato l’occasione di suonare alla Scala di Milano con il maestro Riccardo Muti…”

il tempo passa mentre ascolto rapito ed estasiato tutti questi racconti.

Dopo una traversata che sembrava interminabile, finalmente scorgo dal finestrino delle isolette: Terraaaa!!!

Atterrati a Philadelphia ci aspettava il controllo immigrazione dove, uno alla volta, ci hanno preso le impronte digitali, scattato foto e rivolto domande da interrogatorio di 3° grado, del tipo: “cosa sei venuto a fare qui? quanto resti? In quale albergo alloggi? quando riparti? hai la carta di credito? quanti soldi hai con te? E secondo te ti bastano se accade un emergenza??? Un Italiano che suona la cornamusa scozzese??? proprio strano…”

Tutte domande alle quali avresti avuto voglia di rispondere con un bel: “Ma a te che ca…spita te ne frega?”.

Terzo Aereo (per Kansas City questa volta) terza storia, i controlli si ripetono, al check-in troviamo Alex Gandy, lo salutiamo e via con altre due ore e mezza di volo.

All’aeroporto di Kansas City c’è un’autovettura a noi riservata che ci attende. Un secco nevischio si abbatte sulle strade… è una neve strana però che non attacca e fa giochi e vortici con il vento e, soprattutto, fa slittare le macchine in strada!

Tuttavia il simpatico conducente sembra essere collaudato per queste situazioni e con un paio di controsterzate (in più occasioni) risolve le cose.

Stremati arriviamo all’Hotel, facciamo il check-in (anche qui indispensabile la carta di credito) e poco dopo veniamo accolti da un solare Finlay Mac Donald (già all’ennesimo “brindisino” n.d.president!) che si stava ristorando al bar dell’hotel.

Nonostante la stanchezza decidiamo di fermarci a chiacchierare con lui ed è l’occasione per conoscere Mark Stanfield, uno degli organizzatori.

Tra una risata e qualche birra si chiacchiera già come tra vecchi amic; con il mio inglese un po’ arrugginito riesco abbastanza a capire e a farmi capire. Poi, proprio prima di congedarci per andare a letto, mi viene rivolto il primo “you’re welcome” di una lunga serie, che già da solo mi ripaga di tutte le stanchezze del viaggio.

Le camere a noi riservate sono principesche, letti da una piazza e mezza, comodissimi con ben cinque cuscini ciascuno, il sonno arriva in fretta…

Al mattino ci risvegliamo con una giornata un po’ uggiosa… al bagno scopro che i water sono riempiti di acqua fino a metà, e il bidè non esiste… mah… boh.

Per colazione ci aspetta un ricco buffet a base di salsicce, bacon ed eggs, l’organizzazione mi fornisce la mia “welcome-bag” del meeting dove trovo l’orario delle lezioni, una T-shirt dell’evento, un Cd, il VIP pass per accedere a qualsiasi evento, il biglietto per il concerto del sabato sera, l’etichetta con il mio nome… “Fantastico” penso.

Dato che il Winter Storm iniziava il giorno seguente, avremmo avuto un giorno libero, ma il vento troppo forte non ci consente di uscire, così i miei due compagni di viaggio decidono di fare qualche prova con la zampogna e la ciaramella per il concertoo del Sabato; io mi associo volentieri per ascoltarli.

Sulle prime l’ancia della ciaramella fa qualche capriccio dando qualche problema di intonazione, ma fortunatamente, dopo aver scaldato l’ancia e lo strumento, riusciamo a risolverlo.

Nel pomeriggio il vento finalmente cessa, ed è l’occasione per visitare la città. Io e Piero giriamo un po’ per i negozi… non c’è molto da vedere ma troviamo la famosa statua del porcellino!!! La foto è d’obbligo!

Il giorno seguente iniziano le varie competition, dopo la colazione “simpsoniana” ci fiondiamo ad ascoltare la gara di piobaireachd per la “Silver Medal”!!!

Inizio a comprendere come funzionano le gare, prima d’allora non ne avevo mai viste dal vivo.

Ci sono tre giudici con un semaforo che, a quanto pare, funziona al contrari:  I piper arriva dopo essere stato annunciato e, poco dopo che inizia a sistemare lo strumento intonandolo, si accende la luce verde; finchè questa luce rimane accesa il piper può svolgere tranquillamente l’accordatura dei bordoni e provare qualche pezzo, (attenzione però, se inizia a suonare il pezzo della competition, la gara ha inizio); quando si accende la luce gialla significa che il piper deve ultimare al più presto questa operazione e quando, infine, si accende la luce rossa, è obbligato ad iniziare il pezzo della gara.

Uno dietro l’altro si succedono Craig Muirhead, Joshua Dickson, Jamie Troy, Colin Clansey e molti altri piper che competono per la Silver meda; decido di lasciarmi cullare dalle note dei vari Piobaireachd eseguiti.

A pranzo,io e Duilio ci spariamo un hamburger veloce e una coca (!), e poi via al secondo piano ad ascoltare la Ceol-Bag competition che, purtropp,o era già iniziata dal mattino, contemporaneamente alla Silver medal di piobaireachd. Tuttavia riusciamo ad ascoltare l’esibizione di Craig, a tifare per lui e ad ascoltare un Alex Gandy davvero ineccepibile.

Poi, finalmente, la Gold Medal per il piobaireachd!!! Solamente sei concorrenti!

Al tavolo della giuria: Roddy MacLeod, Willie McCallum ed il “former president” della Piobaireachd Society, Jack Taylor (il quale, per inciso, durante una successiva conversazione, ha confessato di ricordare ancora il discorso di ringraziamento di Alberto Massi all’Archie Kenneth Memorial Quaiche – discorso irrefrenabile e quasi più entusiasmante del brano suonato! n.d.president).

Si torna alla magia dei piobaireachd… dopo il primo concorrente, torna un volto che ormai anche a me è diventato familiare: Alex Gandy.

Alex presenta “My dearest on earth give me your kiss”… ed ecco che con la musicainizia a raccontare della storia di questo bacio… il ground, la prima variazione, poi la seconda la terza, la quarta, i Torluath, i Crunluath… torna il ground e ci si risveglia da un sogno. “Davvero Bravo”

E’ il turno di Alastair Lee che, purtroppo, a metà piobaireachd decide di interrompere la performance, può succedere… nel frattempo si avvicina Joe Todero un californiano di origini italiane che nelle pause fra un piper ed un altro chiacchiera con noi.

Altri piper si esibiscono, tra questi Andrew Lee, il figlio di Jack Lee.

La sera è il momento delle premiazioni, ed a vincere la Gold Medal è proprio Alex Gandy!!!

Finlay e Craig, insieme ad altri due giovani musicisti del Royal Conservatoire of Scotland, si cimentano in un concerto di musica folk davvero esilarante creando un’atmosfera unica.

Dopo il concerto, la cena, ancora una volta, è a base di hamburger, ma la compagnia è ottima!

Scambio due chiacchiere con Finlay (che non vede l’ora di tornare in Italia per la Spring School) e con Craig, un ragazzo davvero simpatico… riesco a strappargli una mezza promessa di venire (tornare) alla Spring School!!!

Il giorno dopo parte all’insegna delle lezioni, io e Duilio optiamo per lar lezione sulle marce in 6/8 tenuta da Roddy MacLeod, siamo in tanti ed un po’ strettini nella saletta ma, pur di far lezione con Roddy, ci si infilerebbe anche in una scatoletta di sardine.

Abbiamo la possibilità di far lezione anche con Stuart Liddell sul “Kitchen Piping”, purtroppo non riesco a comprendere perfettamente tutto… i discorsi sono un po’ complicati per un piper del mio livello… ma almeno ho iniziato un’esplorazione dell’argomento.

Più volte Stuart porta ad esempio il modo di suonare la zampogna di Piero il quale, in un angolo dell’aula ascolta giustamente compiaciuto.

Nel pomeriggio Piero e Duilio decidono di provare ancora per il concerto della sera, io invece vado a lezione sulle “slow air” da Willie; lì ritrovo Joe Todero.

Prima che la lezione inizi, Joe mi racconta tante cose su di lui… mi racconta di quando i suoi genitori sono emigrati in America, di quando è tornato nel suo paese per visitare la Sicilia, di quando suona con la sua banda in California e l’emozione che prova a suonare Amazing Grace quando percorre la navata di una chiesa ad un matrimonio…

Mentre Joe racconta penso a quanto sono fortunato… la passione per il piping non solo mi consente di arricchirmi musicalmente ma mi apre il cuore delle altre persone, mi sento felice.

Arriva il grande momento… il concerto!!!

Emozionati Io, Piero e Duilio ci dirigiamo a piedi dall’albergo verso il teatro; la sala è già piena.

Tra le prime file troviamo i posti a noi riservati e, sullo sfondo del palco, sorpresa delle sorprese, fra le bandiere di Scozia, Stati Uniti, Irlanda e Canada, proprio al centro della scenografia, troviamo la nostra bandiera: il Tricolore italiano!!!

Il concerto inizia… dalle scalinate della platea scende la City of Chicago Pipe Band, proprio vicino a dove siamo seduti noi passa la grancassa, il drummer la sfiora appena e ne esce un suono profondo e stupendo come mai avevo sentito prima; più tardi (dopo il concerto) il bass drummer, rispondendo ai complimenti di Duilio, dirà: “It was the sound of my heart”, resto senza parole.

Poi si esibiscono Roddy MacLeod, Willie McCallum e Stuart Liddel che, con la sua simpatia travolgente, da vita ad un siparietto divertente abbandonando improvvisamente la bagpipe ed uscendo di scena davanti ad un pubblico allibito per poi rientrare suonando lo snare drum!!!

Un giovane gruppo di drummers mi colpisce particolarmente per la coreografia del pezzo, la coordinazione e la bravura nel suonare insieme nonostante la giovane età.

Si esibiscono poi Alex Gandy, Colin Clansey e poi … arriva il turno di Piero e Duilio!!!

Dopo una lunga, dettagliata e calorosa presentazione da parte del “Captain” Ken Eller – maestro delle cerimonie – la zampogna di Piero avvolge tutti con il suo suono dolce e le “inaspettate” ed estese armonie; poi, accompagnata dalla ciaramella, intona musiche natalizie…

Con la telecamera riprendo tutto, un po’ in apprensione per quell’ancia capricciosa della ciaramella… “speriamo bene” mi dico.

Piero continua con il suo assolo… poi termina… abbraccia maternamente lo strumento e giù una valanga di applausi… il cuore mi si riempie di orgoglio per Piero, Duilio e per l’Italia.

Al termine del concerto i complimenti giungono da ogni parte, si ritorna all’hotel per la festa ed è il momento purtroppo dei saluti, il giorno dopo ci aspetta l’aereo di ritorno.

note finali: 

Mi scuso per la semplicità della forma con cui vi ho narrato le cronache del mio viaggio, ma volevo “portarvi con me” e rendervi partecipi degli attimi più significativi e suggestivi, un po’ come se lo aveste vissuto in prima persona anche voi.

Questo viaggio studio è stato ricco non solo dal punto di vista musicale ma anche dal punto di vista umano: mi ha dato la possibilità di instaurare rapporti di amicizia con chi condivide la mia stessa passione dall’altra parte del mondo. In poche parole è stata un’esperienza molto intensa, che auguro ad ogni piper di fare.

Voglio ringraziare l’Associazione Piper Italiani per il disinteressato lavoro di promozione della GHB che svolge, per la considerazione che s’è guadagnata in ambito internazionale – considerazione continuamente, pubblicamente ed affettuosamente manifestata da tutti – e per l’opportunità che ha offerto, e continuerà ad offrire, a studenti che, come me, non avrebbero mai avuto l’opportunità di vivere momenti così intensi ed entusiasmanti.

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